MARINA PAGLIERI «NON si può immaginare una politica culturale basata solo sugli eventi, che determinano una sorta di effetto droga. Creato un evento, bisogna subito pensarne un altro. Questo discorso assume particolare importanza oggi perché fra un po' usciremo dalla logica dei grandi appuntamenti, le Olimpiadi invernali prima, i 150 anni dell' Unità poi, e bisognerà tornare alla normalità, all' ordinaria amministrazione, per giunta in una situazione critica in quanto a risorse. Penso a un reale sistema di rete, che porti la cultura anche fuori dal Quadrilatero, creando punti di aggregazione in ogni circoscrizione, tra concerti, incontri e presentazioni di libri». Così Maurizio Braccialarghe, ieri mattina, alla sua prima uscita pubblica da assessore alla Cultura e alle prime "esternazioni" in fatto di politica culturale, nell' ambito del convegno organizzato nella sede dell' Università in via Po dalla cooperativa Pierreci Codess, incentrato sulla gestione e valorizzazione dei siti museali. Proprio a proposito della grave situazione economico-finanziaria, l' assessore si è lasciato andare a qualche battuta, tanto per sdrammatizzare: «Sono al mio terzo giorno di scuola. Ho trascorso tre giorni ad aprire i cassetti per trovare dei soldi: ma non li ho trovati. Ho rinvenuto invece tante idee e tanta creatività». E ancora: «Sono rimasto stupito dal numero di richieste e proposte ricevute in un così breve lasso di tempo, dalla quantità di messaggi e corrispondenza approdata al mio ufficio, qualcosa che sinceramente non potevo immaginare». Già, e allora che cosa fare? Ha le idee chiare Braccialarghe e prosegue: «Ci sono due filoni da seguire. Unoè quello turistico, che non si può certo trascurare, il mio assessorato prevede tra l' altro anche quella delega. Ebbene, in questo senso gli eventi servono per attirare le persone a Torino. Ma poi occorre costruire, ed ecco il secondo filone per me importante, una struttura permanente al servizio della città». Una struttura che si basi su attività culturali decentrate, puntando sulle 14 biblioteche sempre affollate di studenti e di persone anziane, un pubblico che certo non è da sottovalutare e che attende delle risposte. Parla Braccialarghe di fronte a una platea attenta, prende spunto da parole d' ordine espresse dai vari relatori, tra tutte il rischio della frammentazione nei servizi culturali: «Occorre superare la visione dell' autonomia delle singole istituzioni e iniziative, non ce la possiamo più permettere». Fa capolino il concetto di economia di scala, di ottimizzazione delle risorse. Un esempio per tutti, il settore musicale: «Ho acquisito negli anni un' esperienza soprattutto in campo musicale, in cui Torino propone un' offerta importante e diversificata. Bisognerà evitare d' ora in poi che per andare ad assistere ai vari spettacoli e concerti si debbano fare code in posti diversi, e con diversi orari, a seconda se si opti per il Regio, per l' Unione Musicale o per l' Auditorium della Rai. Mi piace prevedere una biglietteria unificata, magari collocata in uno dei punti informativi della Città». Insomma, una sorta di anteprima del programma quella espressa ieri dal neo assessore: «Occorre capire che, quando ci sono meno risorse, o si lasciano morire le iniziative costruite negli anni oppure si trovano nuove energie». L' assessore punta come è ovvio sulla seconda opzione e sulla cultura che lascia tracce di sé: «La mia esperienza di tanti anni in Rai mi porta a privilegiare la conservazione della memoria. Annuncio a questo proposito un grande appuntamento che si terrà a Torino in autunno, un convegno mondiale sul tema degli archivi che mobiliterà migliaia di esperti del settore».