Manca l'allarme, disattive alcune telecamere Tre corni di rinoceronte sono stati rubati nella notte tra mercoledì e ieri all'interno del museo La Specola, situato in via Romana, di proprietà dell'Università di Firenze. Il luogo scelto dai ladri è una famosa sezione del museo di storia naturale, il più antico museo scientifico d'Europa, fondato dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena e aperto nel 1775. Ignoti dopo essere riusciti ad entrare all'interno della struttura si sarebbero nascosti aspettando la chiusura del museo e indisturbati, durante la notte, hanno portato via tre corni di rinoceronte contenuti in una grossa teca. I tre corni, uno dei quali lungo oltre un metro, si trovavano nel salone degli scheletri, la cui porta d'ingresso è stata forzata. L'allarme è stato dato ieri mattina dagli addetti alla sicurezza che hanno notato l'assenza dei corni dalla sala. Un altro particolare singolare di questa vicenda è che le telecamere di sorveglianza in dotazione al museo almeno in parte sarebbero risultate non attive. Quindi, soltanto una parte della videosorveglianza avrebbe funzionato la notte in cui è stato messo a segno il furto. Inoltre, sempre secondo i primi accertamenti, il museo non risulterebbe dotato di un sistema di allarme sonoro. Sul posto ieri mattina sono intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di Borgognissanti e i colleghi del Nucleo tutela patrimonio culturale di Piazza Pitti, che hanno compiuto il sopralluogo e le verifiche necessarie. Al lavoro anche gli uomini dei Ris (reparti di investigazioni scientifiche) a caccia di tracce utili per risalire agli autori del furto. A formalizzare la denuncia ai carabinieri è stato il presidente del museo fiorentino, Giovanni Pratesi, secondo il quale si tratterebbe di un furto su commissione. Secondo una prima ricostruzione i ladri si sarebbero fatti chiudere nel museo mercoledì sera, probabilmente nascondendosi in uno dei cortili interni alla struttura, poi avrebbero agito indisturbati: dopo aver forzato la porta del locale dove erano custoditi i corni, si sarebbero impossessati degli oggetti, riposti in una teca, per poi fuggire da una porta di servizio. «Se qualcuno porta via oggetti del genere vuol dire che sa a chi venderli - ha detto il presidente del museo Pratesi - e un furto di questo tipo non può essere effettuato in altro modo che su commissione». Secondo una credenza diffusa nella medicina tradizionale cinese, il corno di rinoceronte avrebbe proprietà afrodisiache e curative. Per questo motivo Pratesi non esclude che gli oggetti rubati siano destinati al mercato asiatico. «Chi è convinto dell'efficacia di questi oggetti - ha aggiunto Pratesi - è pronto ad adoperarsi con tutti i mezzi pur di entrarne in possesso». Sempre in base a quanto riferito da Pratesi, i tre corni portati via, una volta messi sul mercato, potrebbero valere diverse decine di migliaia di euro. Il museo contiene comunque altri oggetti di valore, che avrebbero potuto attirare l'attenzione dei ladri che però hanno scelto proprio i corni. La Specola contiene infatti la pia grande collezione al mondo di cere anatomiche, eseguite tra il 1770 ed il 1850, ed oltre 3.500.000 di animali di cui circa 5.000 esposti al pubblico. Resta da capire anche come abbiano fatto i ladri a farsi chiudere dentro al museo, dove solitamente si accede previo appuntamento per usufruire di visite guidate. Disattive alcune telecamere, manca un sistema d'allarme Sarà compito degli investigatori stabilire quante te fossero le telecamere usate per la videosorveglianza attive la notte in cui è stato messo a segno il furto alla Specola. Il museo di proprietà dell'Università di Firenze non sarebbe inoltre dotato di un sistema di allarme sonoro, capace di mettere in fuga i ladri. Evidentemente è un problema di costi elevati e di fondi da reperire. Fatto sta che questo ha indubbiamente favorito i malviventi che hanno potuto agire indisturbati. I ladri inoltre potrebbero essere stati bravi nel glissare qualche telecamera attivata nelle ore notturne. Non è da escludere che fossero bene informati sul punto. Se e quante telecamere fossero in funzione al momento del furto lo stabiliranno i carabinieri, che stanno svolgendo le indagini. Gli uomini dei Ris intanto stanno compiendo analisi nel tentativo di rintracciare eventuali impronte che i ladri potrebbero avere lasciato all'interno del museo di via Romana. Le indagini al momento procedono a 360 gradi, non soltanto nella direzione del possibile furto su commissione. Sicuramente si è trattato di un episodio peculiare.