Un orizzonte nuovo, un attimo di consapevolezza collettiva. Napoli ha ritrovato una forza insospettata nei collettivi civili, in piccole realtà culturali e di quartiere, ha ritrovato la voglia di confrontarsi e il piacere di stare insieme per uno scopo ed è da questo dato che bisogna davvero ripartire. È vero come dice Massimiliano Virgilio nel suo articolo sul Mattino che «c'è chi è pronto a scommettere che il volano dei cambiamenti sarà rappresentato dalla cultura, da quel magmatico universo di registi, attori, scrittori, intellettuali, musicisti che a Napoli a dispetto della retorica dell'apocalisse ha continuato a lavorare». Certo, è una speranza, ma non bisogna far finta che l'«universo» culturale non sia a Napoli ampiamente disgregato e in competizione. Senza un grande progetto collettivo, questo impedirà di trovare una risposta che sia immune dagli errori del passato. Del resto le realtà culturali sono inevitabilmente legate al «pubblico» per poter sopravvivere, come del resto la cultura dovrebbe essere senza ipocrisie cercando di non accettare compromessi diktat o scelte di partito. È per questo che speriamo in assessorati con sportelli aperti a tutta la città, e a tutte le proposte culturali, al nuovo, ai giovani, alle realtà di provincia, ma senza dimenticare chi in questi anni ha lavorato in condizioni durissime e ha fatto bene, perché in questa frenesia del cambiamento per il cambiamento, non si ritorni invece più di prima ad essere figli di logiche antiche. La lezione che il mondo culturale dovrebbe assimilare dalla tornata elettorale è proprio questa: è necessario sganciare la cultura dalla sua auto-ghettizzazione un po' superba, dai sistemi solari che gravitano attorno a nomi di singoli, perché ciò potrebbe dare un'idea di continuità più che di rottura. Lo stesso termine Galassia, che ha segnato per anni la grande kermesse libraria cittadina, è stato talvolta fuorviante. E negli anni la rassegna ci ha dimostrato che non sempre può essere rappresentata in una sola kermesse la carica di' vitalità che il mondo artistico e culturale della città produce. Napoli deve essere polo di attrazione e punto di riferimento. Dall'alto (si pensi al San Carlo e a quanto il maestro Muti fa per Napoli nel mondo) ai fenomeni dal basso. Ma dobbiamo sfuggire oggi più che mai alla tentazione di creare eventi episodici, che nascono e muoiono nello spazio di qualche giorno. Oppure lasciare campo aperto ad altre realtà senza riuscire a trovare una sintesi degna. Simbolo di questo «pericolo» (proprio per la serietà dell'iniziativa, gli oltre quaranta editori presenti, la tre giorni di incontri di ottimo livello) è proprio la prima fiera dell' editoria meridionale di Salerno. Napoli ha il dovere di cercare con le altre città della regione sinergie vincenti e progetti comuni. Insomma, il mondo della cultura cittadino deve ripensarsi in maniera più aperta e abbandonare una volta per tutte il suo innato istinto per la frammentazione, il mecenatismo sterile, e capire in che modo interagire anche con le nuove realtà istituzionali. Prima però che questo possa essere davvero realizzato, c'è un'urgenza civile da soddisfare: snobismi e singolarità devono essere messe da parte. Al tempo del Maggio dei Monumenti edizione 2009 il presidente della fondazione del Premio Napoli, Silvio Perrella, provò a riunire le voci partenopee con una bellissima manifestazione che sparpagliava gli autori tra le nostre vie per raccontare le storie della città e dei suoi incredibili luoghi. Da questa esperienza si cercò di dar vita ad un confronto più aperto tra gli autori che vi parteciparono, oltre cinquanta e tutti «nostri», ma non venne fuori una proposta univoca. Io spero che oggi, alla luce di quello che i cittadini comuni, e non il mondo della cultura, sono stati capaci di fare per Napoli, questa «ricchezza» umana ripensi un po' se stessa in modo critico e si metta in discussione, aprendo la porta del confronto come se fosse una delle antiche porte cittadine. Solo in questo modo sarà davvero possibile dare alla cultura e al suo mondo quegli strumenti dinamici di comunione d'intenti che devono poi essere messi al servizio di tutti. Per un futuro diverso, migliore, da condividere.