Il piano di salvaguardia può far ripartire il sito dopo il tonfo planetario Il 17 giugno scorso, in occasione dell'udienza concessa al Presidente e al Consiglio Internazionale del Museo di Arte Moderna di NewYork, il Presidente della Repubblica ha insistito una volta in più sulla necessità di difendere e valorizzare lo straordinario patrimonio artistico della Nazione. Tra i gioielli sublimi ma fragili che fanno dell'Italia il leader mondiale nell'ambito dei beni culturali spicca il sito di Pompei. L'antica città sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 si estende su una superficie di oltre 65 ettari. Il 6 novembre 2010 le mura della «Casa dei Gladiatori» si sbriciolarono sotto il peso di un tetto in cemento armato costruito nel 1947 ai tempi dei primi grandi restauri avvenuti a Pompei nel dopo guerra. La notizia ripresa dai maggiori quotidiani del pianeta offuscò grandemente l'immagine dell'Italia ritenuta colpevole di non essere in grado di proteggere un sito come Pompei inserito dall'Unesco nel patrimonio dell'umanità. Qualche giorno dopo, il 30 novembre crollò un muro di confine della Casa del Moralista e il 1 dicembre le intemperie ebbero ragione di altri due muri, fortunatamente di minore entità, il primo in via delle Terme Stabiane e il secondo nel Lupanare Piccolo. Era dovere dello Stato intervenire immediatamente e con determinazione non solo per arrestare quella che appare come una lenta e inesorabile erosione di uno dei siti più importanti del mondo ma miche per salvaguardare la propria immagine. Oggi uno spiraglio di luce illumina la complessa situazione di Pompei. Il Decreto Legge 31 marzo 2011, n. 34 convertito con la L. 75 del 26 maggio 2011 ha varato misure straordinarie per la salvaguardia di Pompei. Una somma di 105 milioni di euro è stata individuata e destinata dalla Regione Campania alla valorizzazione del sito. La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei in accordo con la Direzione Generale alle Antichità e con il Segretario Generale del Ministero ha elaborato un programma straordinario che è stato approvato 1'8 giugno scorso dal Consiglio Superiore per i Beni e le Attività Culturali. Questo programma punta alla realizzazione di interventi sistematici che consentano di affrontare i problemi di manutenzione, conservazione e di valorizzazione del grande sito campano. La Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro ha articolato questo Programma in cinque Piani distinti per obiettivi e azioni. Un primo Piano prevede un monitoraggio del sito con rilievi e indagini idrogeologiche; saranno effettuati lavori di messa in sicurezza estesi omogeneamente sulle nove Regiones dell'antica città. Un secondo Piano contempla il miglioramento delle capacità amministrative, operative e tecniche della Soprintendenza che soffre crudelmente della mancanza di personale. E quindi prevista l'assunzione di personale tecnico (archeologi e architetti). Il terzo Piano abbraccia gli interventi diretti sui beni culturali e sulle aree demaniali di competenza della Soprintendenza. Si tratta di avviare lavori conservativi, di restauro architettonico-strutturale e di recupero degli apparati decorativi parietali e pavimentali. Il Piano concerne tutti i siti dell'area vesuviana, Napoli e i Campi Flegrei. Il quarto Piano riguarda la sicurezza; verrà potenziato il sistema di video-sorveglianza. Si prevede l'ammodernamento del sistema di telesorveglianza perimetrale dell'area archeologica di Pompei e degli altri siti vesuviani. Infine l'ultimo Piano ri guarda il miglioramento dei servizi al pubblico. Si tratta di rendere ottimali. le condizioni di fruizione di Pompei e delle altre aree di competenza della Soprintendenza secondo standards minimi di qualità (manutenzione del verde e pulizia; allestimento dei percorsi di visita, eliminazione delle barriere architettoniche, miglioramento delle strutture di accoglienza e dei servizi igienici). Il nostro Ministero per i Beni Culturali possiede le competenze in grado di assicurare la salvaguardia di Pompei; occorre semplicemente dare ai Soprintendenti e i funzionari la possibilità di intervenire tempestivamente senza dover passare per le forche caudine di estenuanti lungaggini burocratiche per preservare dall'erosione del tempo i siti e le opere poste sotto la loro giurisdizione. Gli specialisti formati nei nostri centri di restauro sono chiamati costantemente ai quattro angoli del pianeta per intervenire, addirittura su mandato dell'Unesco, laddove il patrimonio culturale dell'umanità è minacciato da catastrofi naturali o da eventi bellici; possono quindi salvare i nostri tesori d'arte. Le notizie che riguardano Pompei sembrano quindi rassicuranti, ma chi vigila sui nostri beni culturali non deve abbassare la guardia. Un sito inserito nella lista del patrimonio culturale dell'umanità è anche appetibile per ogni sorta di speculatore.