POMPEI. Una carta dei rischi per avere sotto controllo lo stato di ogni domus del sito di Pompei. È questo il metodo di lavoro individuato e approvato dal Consiglio superiore per i beni culturali illustrato, a Napoli, dal sottosegretario ai Beni Culturali, Riccardo Villari. La carta, come spiegato, consentirà, attraverso l'utilizzazione di colori, giallo rischio basso, azzurro rischio medio, arancione rischio alto, di conoscere il livello di pericolo di ogni domus pompeiana. «Con queste linee guida - ha detto il sottosegretario - cerchiamo di ridurre al minimo la straordinarietà e l'emergenza, individuando un criterio di monitoraggio funzionale alla redazione di una carta dei rischi per poi procedere a un'amministrazione e a una manutenzione programmata e costante». Al momento, sono 39 i siti dell'area archeologica individuati ma, come sottolineato dalla soprintendente Teresa Cinquantaquattro, «è una lista suscettibile di cambiamenti in base ai risultati del monitoraggio». Gli interventi saranno realizzati, come ha spiegato il sottosegretario, «grazie al reperimento di risorse aggiuntive ai fondi strutturali» per circa 105 milioni di euro, fondi che - assicura Villari - «saranno disponibili a breve». L'azione, ha spiegato la Cinquantaquattro, si svilupperà estendendo il monitoraggio all'intera area archeologica stabilendo una scala di priorità «sulla cui base attivare una serie di interventi da condurre in modo trasversale». «Ciò significa - ha detto la Soprintendente - che alcuni interventi riguarderanno l'intera area archeologica e saranno rivolti a rivolti a mitigare i rischi che derivano da assetti idrogeologici e dal deperimento di materiali, mentre - ha proseguito - altri avranno ad oggetto singoli complessi monumentali con lavori alle cinte murarie, alle coperture e alle decorazioni». Altro nodo chiave per il recupero e la valorizzazione del sito di Pompei, che lo scorso anno è stato visitato da 2 milioni e 400mila visitatori, la necessità di nuovo personale. Ad oggi, infatti, per 44 ettari di scavo, è presente un solo archeologo. «Abbiamo tutti - ha detto il sottosegretario Villari - la consapevolezza che c'è tanto da fare e, dunque, è necessario riaprire all'arruolamento dei giovani e mi impegno personalmente in questa direzione». In particolare, è stata sottolineata dalla soprintendente, l'importanza di reperire personale tecnico e, dunque, architetti e archeologi. Un recupero di Pompei che, come è stato sottolineato, non si deve limitare all'area archeologica. «In questi mesi - ha concluso Villari - attorno a Pompei si sta muovendo un tessuto vivace di iniziative tra cui quella dell'Unione industriali per il recupero dell'area esterna e in questa direzione - ha aggiunto .- è necessaria una sinergia tra amministrazione locale, Curia e Soprintendenza». «105 milioni per Pompei? Una buona notizia, ma speriamo che siano investiti bene e non si finisca come per il Teatro grande, oggi inattivo, per il quale un anno fa sono stati spesi cinque milioni e mezzo di euro anche per impianti e tecnologie utili agli spettacoli estivi del San Carlo che oggi non servono a niente e giacciono in loco in attesa di deteriorarsi». È il commento di Carmine Gambardella, preside della Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli della SUN e presidente di Benecon, centro di competenza campano per i beni culturali, all'apertura del IX forum internazionale "Le vie dei mercanti- Save Heritage". «Il nuovo piano del Ministero prevede un investimento di oltre otto milioni di euro sulla "conoscenza", si parla anche di rilievi e monitoraggi, un lavoro di mappatura in gran parte già effettuato negli ultimi tre anni dal Benecon in collaborazione con la Guardia di Finanza e che sarebbe possibile completare a costo zero, con tecnologie uniche in Italia. Gambardella ricorda che «prima del crollo eravamo già partiti con un rilievo a tre dimensioni. Se il Ministero per i beni e le attività culturali ci avesse ascoltato e installato i georadar e i sensori acustici all'interno delle case, la Schola probabilmente sarebbe ancora in piedi - ipotizza Gambardella - Subito dopo il crollo, grazie ad un accordo con la Guardia di Finanza, abbiamo cominciato a volare sugli scavi con un sensore termico all'infrarosso per localizzare le zone a rischio e ridisegnarne così una mappa, utilizzando una tecnologia con laser scanner aviotrasportati dell'ultima generazione che non solo rilevano il costruito in maniera tridimensionale (Lidar e Ads), ma attraverso il sensore iperspettrale Casi 1500 e Tabi, analizza il suolo in profondità». Gambardella, che ha aperto con Salvatore Settis i lavori del Forum dinanzi a cento esperti da tutto il mondo, ha ricordato che «è un momento in cui le risorse per i Beni Culturali scarseggiano è nostro dovere diffondere pubblicamente i risultati straordinari già raggiunti del progetto "Pompei, Fabbrica della Conoscenza" che da tre anni impegna la Seconda università di Napoli, con Benecon, spin off di quattro atenei campani, ed attorno al quale si è formato un comitato scientifico internazionale con Unesco e Fondazione Fulbright». Intervento polemico dell'associazione Idea città di Castellammare che denuncia una grave omissione nel piano: nessun intervento per gli scavi di Stabiae. «Se venisse confermato l'elenco reso noto - afferma il presidente Gianpaolo Valitutti - siamo di fronte a una grave omissione verso le ville di Stabiae, le quali necessitano di urgenti lavori di restauro e di un serio programma di tutela e valorizzazione. Il Ministero dimentica le ville romane di Castellammare, così come ha dimenticato il Palazzo reale di Quisisana e la Scuola nazionale di restauro che deve essere aperta nella nostra città. Va bene programmare e finanziare il recupero dell'immenso patrimonio archeologico di Pompei, ma è veramente incomprensibile che mentre si sia deciso (e giustamente) di intervenire su tanti altri importanti siti vesuviani (Torre Annunziata, Poggiomarino, Ercolano, Boscoreale, Nola), vi sia una sola eccezione: l'antica Stabiae. Chiediamo che si spieghi alla città il perché di questa omissione. Forse le ville di Varano non hanno bisogno di urgenti interventi di restauro? Forse che non servano opere di valorizzazione?».