Il via libera ai finanziamenti non spegne le polemiche sulla salvaguardia del sito 85 I fondi per le opere secondo il piano licenziato a Roma sarà questa la cifra in milioni da impegnare nei cantieri degli Scavi: si tratta dei due terzi dei 105 milioni di fondi Poin resi disponibili dall'accordo di febbraio tra Ue, governo e Regione. Saranno recuperate 39 domus Dopo il via libera ai 105 milioni l'appello di sindacati ed esperti: «Più personale o cantieri fermi» Centocinque milioni di euro per cominciare a salvare Pompei. Frutto di un accordo tra il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, Raffaele Fitto, ministro per gli affari regionali, e Johannes Hann, commissario Ue per le politiche regionali, i fondi dovrebbero arrivare al più tardi agli inizi di settembre. In particolare, la tranche di 85 milioni finanzierà i restauri; 7 milioni andranno per la promozione e per i servizi ai visitatori e 8 milioni e 200 mila euro serviranno per mappare lo stato dell'arte degli scavi. Eppure sono in molti a esprimere dubbi e perplessità. Sulla quota ultima, Uil- Mibac, con il segretario Gianfranco Cerasoli, annuncia un esposto alle Procure di Napoli, Torre Annunziata e Roma. «A Pompei - osserva il sindacalista - e come dichiarato del preside della Facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli, Carmine Gambardella, non serve spendere 8 milioni e 200 mila euro per la mappatura del rischio perché lo stesso docente ha sostenuto che con il suo dipartimento la mappatura era a costo zero». Ed è proprio l'analisi puntuale di tutti gli edifici pompeiani che è assolutamente necessaria per cominciare a mettere mano al progetto di salvaguardia. «La diagnosi va preceduta - sottolinea Luigi Malnati, direttore generale delle Antichità - da un rilievo sistematico e fotogrammetrico dello stato delle domus senza il quale non si può intervenire». Altro elemento che ingenera dubbi è il mancato arrivo della task-force di archeologi. Dei venticinque annunciati agli inizi del 2011, sino a oggi in Soprintendenza non si visto nemmeno l'ombra di uno. «E - osserva Claudio Calcara, segretario di Cisl Mibac - se arrivassero adesso ci vorrebbe del tempo perché dovrebbero imparare a lavorare su questi siti tanto particolari. A meno che non si chiamino dei tecnici che sono già stati a Pompei». E comunque a Pompei servono, oltre agli archeologi, anche architetti, e amministrativi. «I quadri degli archeologi - continua Calcara - sono pesantemente carenti in tutta Italia. La media della loro dell'età varia tra i 55 e i 60 anni. E se a Pompei mancano molti archeologi, in Italia ne mancano centinaia. Dovrebbero essere svolti nuovi concorsi e in gran fretta se vogliamo evitare che l'esperienza di quelli che stanno per andare in pensione vada persa. Specialmente a Pompei dove servono anche architetti, tecnici, assistenti di scavo, geometri, operai. Con quello che abbiamo adesso a disposizione potremo forse contenere l'emergenza». «Come presidente dell'Associazione nazionale archeologi - spiega dal canto suo Tsao Cevoli - dico che vediamo con favore il mutamento che c'è stato con Galan. Tuttavia non è detto che mandando soldi si risolve tutto. Vale a dire che si dovrà vedere come vengono spesi questi fondi. Se verranno usati per mettere in sicurezza, restaurare, per la tutela del territorio, allora va bene. Se i fondi saranno utilizzati per uno o due restauri spettacolari allora non siamo d'accordo. E c'è anche un altro particolare: si stanno creando sproporzioni verso Pompei dimenticando altre evidenze culturali. Servono tecnici e soldi a tutto il territorio. Perché solo Pompei, quando ci sono tanti siti nel napoletano, nel casertano, nei Campi Flegrei che stanno peggio di quella città?».
Pompei senza archeologi, nuovo allarme
Il governo ha dato via libera ai 105 milioni di fondi per le opere di restauro e salvaguardia di Pompei. I fondi sono stati assegnati secondo il piano licenziato a Roma e includono 85 milioni per i restauri, 7 milioni per la promozione e i servizi ai visitatori e 8 milioni e 200 mila euro per la mappatura dello stato dell'arte degli scavi. Tuttavia, molti esperti e sindacati esprimono dubbi sulla gestione dei fondi e sulla mancanza di personale specializzato, come archeologi e architetti, per il progetto. L'Associazione nazionale archeologi ha anche espresso preoccupazioni sulla gestione dei fondi e sulla priorità data a Pompei rispetto ad altri siti culturali nel napoletano.
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