Un foglio con evidenziata in nero l'area del vincolo indiretto sulle terme romane. Era da tempo che la Consulta delle Associazioni aspettava di vedere un documento del genere, mostrato ieri da Sandra Gatti, funzionaria di zona della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio nel corso dello svolgimento della seduta della commissione cultura della Provincia. L'area che potrebbe essere sottoposta a vincolo archeologico indiretto lambirebbe la villa comunale, il vicino palazzo e l'area sottoposta a sondaggi archeologici oggetto dell'iniziativa immobiliare "I Portici". Includerebbe anche il basolato romano ritrovato nel 2000 e le strutture di epoca repubblicana che si trovano al di fuori del perimetro dell'impianto termale. «Quella che vi ho fatto vedere - ha tenuto a chiarire la Gatti - è solo una bozza. Dovrà passare per un complesso iter che coinvolgerà la direzione regionale e un'apposita commissione che valuterà il progetto anche in base ai legittimi interessi privati». La responsabile di zona ha sottolineato ancora una volta che la valorizzazione del sito dovrà passare per l'espropriazione di suolo privato, sul quale si troverebbero circa i tre quarti dei resti dell'impianto, andati distrutti in gran parte per via di precedenti interventi edilizi. «Ho fatto una panoramica dei costi per la valorizzazione - ha detto la Gatti - Aldilà dei necessari espropri sono necessari circa 770 mila euro. Una cifra che comprende scavi, restauri, illuminazione, videosorveglianza, copertura, pannelli didattici e quant' altro». I soldi del finanziamento regionale erogati dalla Provincia (2 milioni di euro in 4 anni) e riferiti a tutto il territorio ciociaro non basteranno per la sola valorizzazione delle Terme ed è per questo che il Comune, per bocca dello stesso sindaco e sulla scorta di una mozione del consiglio, si è impegnato a reperire le altre necessarie risorse. Euro che, probabilmente, passeranno anche per eventuali sponsor privati. All'incontro, oltre al presidente della commissione Cultura provinciale Fabio Bracaglia, all'assessore provinciale alla Cultura Antonio Abbate e ad alcuni consiglieri dell'ente di piazza Gramsci e del Comune ha partecipato anche Gerardina Morelli, presidente della commissione culturale del capoluogo. «Possiamo mettere a fianco delle Terme migliaia di metri cubi di cemento?» ha chiesto il consigliere comunale Alberto Gualdini riferendosi all'iniziativa immobiliare oggetto tra l'altro di un concorso internazionale di idee. Al quesito ha risposto Anna Ciavardini, della Soprintendenza Paesaggistica. «Quando verrà presentato il progetto di edificazione de "I Portici" - ha detto la Ciavardini - lo valuteremo e, nel rispetto della normativa, metteremo i nostri "paletti". Probabilmente sarebbe stato più opportuno da parte del proprietario inserire nella commissione del Concorso di idee qualche rappresentante degli enti competenti». Proprio sull'area de "I Portici" è intervenuta la Gatti, spiegando che si inizierà a scavare a mano e che il 90 degli attuali ritrovamenti è costituito da "tracce negative" come canalizzazioni e tombe. «Abbiamo segnalato tutto alla nostra direzione regionale che avrà l'ultima parola. La parte restante dei rinvenimenti è costituita anche da strutture». Un punto sul quale le associazioni non sono del tutto rimaste convinte è la procedura che ha dato avvio ai sondaggi archeologici, delle quali vorrebbero visionare la documentazione. «Abbiamo chiesto - dicono gli esponenti delle associazioni - se ci fosse un carteggio fra privato e Soprintendenza per avviare i sondaggi sull'area. Nonostante ci abbiano spiegato quale sia la procedura corretta non sappiamo in che modo sia stata portata avanti in questo caso, vorremmo vedere le carte». Carta archeologica e museo: palla al Comune La Gatti ha ribadito che l'ampliamento del museo archeologico non si è affatto arenato per una decisione della Soprintendenza che, nel 1999, aveva addirittura espresso il proprio parere favorevole. Toccherà dunque al Comune chiarire la vicenda per dare una "casa" ai tanti reperti trovati in questi anni a Frosinone. «I reperti sono già a Frosinone - ha detto la Gatti - alcuni sono nei nostri laboratori per le opportune ricerche. Si tratta di materiale dello Stato ed è il Comune che deve attivarsi per portarli nel proprio museo civico. Il ministero può affidarli solo in seguito a un progetto di allestimento che, per ora, non c'è». Sulla Carta archeologica comunale la Gatti si è dimostrata disponibile. «A noi può solo far piacere. A livello regionale c'è già una Carta. A Frosmone avete degli archeologi che possono tranquillamente mettersi a lavoro per crearne una comunale». D sindaco Michele Marini, già da qualche giorno, ha dato incarico alla direttrice del museo Maria Teresa Onorati di lavorare al progetto. «Siamo contenti che le associazioni - ha detto il presidente della Consulta Francesco Notarcola - abbiano messo fine a uno stallo che durava da troppo».