La senatrice De Feo: «Competenze eccessive il modello Rutelli è superato» «lo nutro seri dubbi sul fatto che si riuscirà a spendere realmente quei 105 milioni di euro». Diana De Feo, senatrice del Pdl componente della Commissione Beni culturali di Palazzo Madama e membro del consiglio di gestione della Fondazione Ville vesuviane, non nasconde le sue perplessità: «Pompei - spiega - ha in cassa quasi 30 milioni di euro non spesi, come potrà impiegare tutti i fondi europei?» Per questi 105 milioni c'è un progetto dettagliato con un piano delle opere già programmate per 85 milioni di euro: perché non si dovrebbe riuscire a spenderli? «Il Consiglio ha autorizzato tutto il lavoro fatto dalla Soprintendenza e dal ministero, approvato la metodologia e il piano di interventi da realizzare, ma io non credo che una sola gestione possa seguire tutto con la velocità che meriterebbe. La burocrazia ha dei tempi che vanno assolutamente velocizzati ma il territorio archeologico da gestire, dall'area vesuviana a quella flegrea, è troppo estesa: io rilancio l'idea di tornare alle soprintendenze separate». Un'idea che a un certo punto era passata per la testa anche all'ex ministro Bondi, definitivamente tramontata, poi, con l'arrivo di Galan. «Io invece sono convinta che l'accorpamento deciso dall'allora ministro Rutelli abbia fatto il suo tempo anche perché la sinergia non ha prodotto gli effetti positivi sperati. E fatale che non tutti i beni: possono ricevere la stessa attenzione che pure meriterebbero: è giusto ammettere che il tentativo non è riuscito». Competenze separate, dunque? «Certamente sì. Ci sono due musei, l'archeologico di Napoli e quello di Baia, per la cui riapertura ci sono voluti ben due anni, con patrimoni immensi. Senza contare la Piscina Mirabilis che adesso necessita di interventi per la messa in sicurezza di cui si è già detto disponibile a farsi carico, almeno fino ad una certa somma, il gruppo di imprenditori che fa capo a Mario Pagliari e che dovrebbe prendere in gestione il sito. Non ho dubbi che si debba tornare al passato. Un'altra mia preoccupazione, poi, riguarda l'esclusione, almeno fino a questo momento, dell'università di Napoli dal progetto Pompei: perché pagare Genova e Milano quando la facoltà di architettura della Federico II si è già detta disponibile a studiare il problema acqua per le case di Pompei? Infine, devo rivolgere un appello alle istituzioni locali e ai napoletani». Prego... «Bisogna impedire che quel gioiello borbonico che è la reggia di Carditello vada all'asta. Il sito era nella disponibilità del Consorzio per la bonifica del Volturno, società che vanta crediti dalla Regione ed è sommersa dai debiti tanto che il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha messo all'asta l'antica dimora. Se Palazzo Santa Lucia salda il suo debito si arriva alla metà della base d'asta».
POMPEI - Ma troppa burocrazia frenerà tutto. La Soprintendenza torni autonoma.
La senatrice De Feo, componente della Commissione Beni culturali, esprime dubbi sulla gestione dei fondi europei per il progetto Pompei. Ha in cassa quasi 30 milioni di euro non spesi e non è chiaro come potranno essere impiegati tutti i fondi. De Feo rilancia l'idea di tornare alle soprintendenze separate, che secondo lei avrebbero potuto gestire meglio il progetto. Inoltre, esprime preoccupazioni riguardo all'esclusione dell'università di Napoli dal progetto e all'esclusione del sito di Carditello dall'asta. De Feo chiede di impedire che il sito di Carditello vada all'asta e chiede ai napoletani di prendere posizione.
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