Il piano da 105 milioni nato dall'intesa con Fitto e Ue. Pronti altri 40 per la joint venture con gli industriali Marco Toriello. Un accordo tra il presidente della Regione Stefano Caldoro, il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto e il commissario europeo per le Politiche regionali Johannes Hahn: un'intesa, siglata a febbraio, a tre mesi dal crollo della Domus dei Gladiatori, che è all'origine del piano finanziario da 105 milioni di euro approvato dal Consiglio superiore per i beni culturali e destinato al recupero dell'area archeologica di Pompei, Ercolano e Oplonti. Fondi del Poin, il Piano operativo interregionale, con cui l'Unione europea finanzia progetti di valorizzazione del patrimonio culturale delle regioni del Mezzogiorno. Fondi che, con l'accordo di febbraio, Palazzo Santa Lucia ha scelto di destinare, per una parte della quota che spetta alla Campania, al restauro degli scavi di Pompei, un sito sul quale, come ha ricordato lo stesso Caldoro, la competenza è nazionale e non regionale. Ma come saranno utilizzati i 105 milioni di euro? Il piano è quello annunciato due mesi fa dal segretario generale del ministero per i Beni culturali Roberto Cecchi, dopo la prima visita del ministro Giancarlo Galan a Pompei. Un piano articolato in cinque linee di intervento, che andranno avanti parallelamente fino a dicembre 2015. Della somma stanziata, la gran parte - 85 milioni di euro - servirà per finanziare il piano delle opere, cioè i lavori di restauro, anche preventivo, degli edifici: almeno 39 domus. Sette milioni di euro sono destinati al piano della fruizione e della comunicazione, cioè all'adeguamento dei servizi al pubblico e alla promozione del sito. Si punta ad aumentare il numero dei visitatori, che nel 2010 ha registrato una flessione (-200mila presenze rispetto al picco di 2,5 milioni registrato nel 2007). Ancora: 8,2 milioni sono per il piano della conoscenza, che servirà a verificare lo stato di conservazione degli edifici e delle superfici e le condizioni strutturali del sito. Su questo punto è intervenuto ieri Carmine Gambardella, preside della Facoltà di Architettura della Sun e numero uno di Benecon, centro di competenza campano per i beni culturali. Gambardella ha ricordato che «un lavoro di mappatura è stato in gran parte già effettuato negli ultimi tre anni dal Benecon in collaborazione con la Guardia di Finanza e sarebbe possibile completarlo a costo zero, con tecnologie uniche in Italia». Il progetto Pompei prevede infine il piano della sicurezza (2 milioni di euro) con il potenziamento del sistema anti-intrusione, e il piano di rafforzamento e di capacity building (2,8 milioni), destinato a migliorare i sistemi di gestione. Fin qui gli interventi all'interno del sito. Ma il rilancio di Pompei passa anche per un miglioramento del contesto in cui il sito è inserito, con la creazione di una rete in grado di creare corsie preferenziali e circuiti d'eccellenza intorno agli scavi. Un progetto sul quale sono concentrati gli industriali napoletani, che lunedì, nel corso dell'assemblea annuale di Palazzo Partanna, presenteranno il loro piano per Pompei. Un piano al quale guarda con interesse la Regione, pronta a dare il suo contributo per un progetto che prevederebbe l'impegno di fondi pubblici (con risorse del Por) e privati e che, secondo le prime stime di Palazzo Santa Lucia, comporterebbe una spesa complessiva di 40 milioni di euro.
POMPEI La Regione in campo: così salveremo Pompei
Il piano da 105 milioni nato dall'intesa con Fitto e Ue. Il piano finanziario da 105 milioni di euro approvato dal Consiglio superiore per i beni culturali è destinato al recupero dell'area archeologica di Pompei, Ercolano e Oplonti. Il piano è articolato in cinque linee di intervento: il piano delle opere, il piano della fruizione e della comunicazione, il piano della conoscenza, il piano della sicurezza e il piano di rafforzamento e di capacity building. La gran parte della somma stanziata (85 milioni di euro) servirà per finanziare il piano delle opere, cioè i lavori di restauro, anche preventivo, degli edifici.
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