I primi scambi tra Moma e Mambo sono avvenuti lo scorso ottobre quando alcuni membri dello staff diretto da Woon (tra i quali cè anche Pablo Helguera, vincitore del premio Arte Partecipativa della Regione, proprio in questi giorni al lavoro a Villa delle Rose) sono arrivati sotto le Due Torri. Poi lo scorso marzo Veronica Ceruti, coordinatrice del Dipartimento bolognese, è volata a New York. E «Sono rimasta impressionata così positivamente che ho voluto saperne di più - ha raccontato ieri Wendy Woon - . La cosa più innovativa del metodo Mambo è lavvicinare il pubblico allarte attraverso unesperienza plurisensoriale: attraverso gli oggetti, gli attrezzi usati da un artista, mettendo in luce il processo creativo, ricostruendo il contesto. Molto spesso i musei si limitano allinterpretazione delloggetto. E anche al Moma lapproccio allopera darte passa attraverso la critica, la letteratura, il linguaggio scritto». Dopo la tappa bolognese Woon farà visita al grande laboratorio che è Reggio Emilia Children, esperienza esportata anche in America. E le sue osservazioni arricchiranno i laboratori didattici della mostra «Century of the Child», al Moma nellestate 2012. Vi entrerà anche lesperienza del Mambo? «Non sono io la curatrice della mostra, ma certamente approfondirò nelle attività didattiche lapproccio multisensoriale del Mambo, che sottolinea i processo della creazione, creando contesti percettivi molto belli».