Si tratta di una di quelle notizie che tutti i napoletani dovrebbero salutare con compiacimento. Il sindaco Luigi de Magistris ha detto al patron del Napoli Aurelio De Laurentiis che bisogna costruire un "nuovo stadio del calcio" fuori dal territorio comunale. Non ha alcuna intenzione di condividere la decisione della precedente amministrazione di sprecare 80 milioni di euro per "idoneizzare" il San Paolo alle moderne esigenze funzionali e gestionali. Chi, come me, ha legato allo stadio cittadino la sua vicenda professionale non può che esserne soddisfatto. Quando mi sono laureato in architettura nel 1950 con una tesi di laurea in Impianti Sportivi, premiata dal Coni, il mio maestro Carlo Cocchia, capo del gruppo vincitore del relativo concorso nazionale, mi propose di collaborare alla progettazione esecutiva del nuovo stadio in sostituzione del vecchio Ascarelli. Realizzammo uno stadio in cui compariva per la prima volta un solo pilastro a sezione variabile, ripetuto 56 volte, a sostegno dell'anello superiore: una soluzione che conferiva all'impianto una straordinaria e suggestiva leggerezza. Per la essenzialità della concezione spaziale che coniuga felicemente gli aspetti strutturali con quelli espressivi in una sintesi assoluta, per la coerenza delle finiture a faccia vista del cemento armato, che colloca l'opera nella corrente internazionale del "brutalism", per il gioco delle scale di accesso alle gradinate ispirato alla tradizione napoletana delle scale aperte, lo stadio napoletano si inserisce nella migliore produzione architettonica italiana e mondiale. Tant'è che Pier Luigi Nervi non esitò a giudicarlo "tra gli stadi più belli del mondo". Che, però, è diventato "lo stadio più brutto d'Italia" dopo che per i Mondiali del '90 è stato avvolto in una oscena gabbia di ferro della inutile copertura. Una brutale violenza che mi ha costretto a redigere il manifesto col quale sollecitiamo lo smontaggio della gabbia di ferro (a costo zero per l'amministrazione comunale data la ricuperabilità dei materiali) e proponiamo la destinazione dello stadio (senza l'anello inferiore che nel nostro progetto non c'era) a struttura polisportiva di quartiere per le quotidiane attività ludiche e sportive della gioventù napoletana e per le manifestazioni nazionali e internazionali di atletica leggera (le piste di corsa attorno al campo di calcio non sono mai state utilizzate). Lo stadio del calcio, con tutte le attrezzature di svago e commerciali che lo rendano fruibile 365 giorni, va realizzato nell'area metropolitana in corrispondenza degli snodi autostradali e ferroviari. E a cura e spese della Società Calcio Napoli, come hanno fatto, per esempio, il Manchester United, il Bayern Monaco, l'Ajax e altre grandi squadre europee. E come stanno facendo la Juventus e la Fiorentina. La permanenza dello stadio nel denso e caotico tessuto urbano di Fuorigrotta è un errore urbanistico ed ecologico che una città un tantino più seria di questa avrebbe già eliminato con la costruzione di un nuovo stadio fuori dalla cinta urbana. Il fiume di auto, di pullman e di motorini che ogni 15 giorni portano 70mila tifosi allo stadio rendono invivibile l'intera Fuorigrotta a causa dei rumori e dell'inquinamento dell'aria, che, tra l'altro, violano le vigenti normative europee e nazionali. Talchè nutriamo fiducia che la nuova amministrazione comunale del sindaco de Magistris vorrà esaudire non solamente la nostra richiesta ma anche quella della Soprintendenza ai Beni Culturali e Architettonici che intende proporre al Ministero l'inserimento dello stadio San Paolo, una volta riportato alla splendore del suo primo giorno, tra i beni d'arte e di cultura dello Stato.
Napoli. Indispensabile un nuovo stadio
Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha detto al patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che il nuovo stadio del calcio dovrebbe essere costruito fuori dal territorio comunale. De Magistris non intende condividere la decisione della precedente amministrazione di "idoneizzare" il San Paolo alle moderne esigenze funzionali e gestionali. Il progetto del nuovo stadio è stato proposto per la prima volta nel 1950, quando il progettista Carlo Cocchia ha presentato un progetto per un nuovo stadio in sostituzione del vecchio Ascarelli. Il progetto originale era considerato uno dei migliori esempi di architettura italiana e mondiale.
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