"Assassin's creed", il Rinascimento falsato IL TITOLO, Assassin's creed, è già inquietante di per sé: sarebbe "la dottrina dell'assassino". In tono con l'oggetto, un videogioco, che spopola tra i giovanissimi (ma non solo...) del mondo intero, pieno d'azione, di colpi di scena, di spettacolarità. Di sangue, beninteso, quello da videogame. Il problema è lo scenario. E la storia. I titoli sono già quattro: il numero 2 e il numero 4 (che ancora non è uscito in Italia) hanno molto più che semplici richiami a Firenze. Perché è a Firenze che entra in scena il primo attore diAssassin's creed 2, il giovane Ezio Auditore, diciassettenne testa matta, antenato di Desmond Miles, protagonista principe dell'intera vicenda in una sorta di continua timeline. Solo che... Firenze è verosimile, la storia e le storie mica tanto: a parte la caccia alla mela dell'Eden che sa tanto di caccia al Graal da Indiana Jones al Codice da Vinci in cui sarebbe invischiato anche un singolare (e sinistro) Niccolò Machiavelli, il gioco muta il corso delle vicende personali di fra' Girolamo Savonarola (è Ezio a ucciderlo) e dei suoi fantomatici "nove generali", mischia persone e luoghi, romanza la Congiura dei Pazzi, e via discorrendo. Nella puntata numero 4, poi, ancora richiami a Firenze, ancora singolari vicende e ambientazioni. DOMANDA: si tratta così la storia? Si tratta così una città che ha un ruolo nella storia mondiale, dell'arte e della cultura e dell'umanità? Non si rischia davvero che questa sia la strada per ridurre tutto a una semplice "Disneyland del Rinascimento", appiattendo tutti gli spessori come sulle tavole di un fumetto? Si potrebbe rispondere che non tutto il male viene per nuocere. Oggi, per dirne una, se i giovani sanno qualcosa di Dante e della Divina Commedia, è proprio grazie a un altro videogame, Dante's Inferno. Ma sapranno citare Guai a voi anime prave, e Caronte. Non L'amor che move il sole e l'altre stelle: quello è Paradiso, e nel videogame non c'è. P. Pe. Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani: Non mi scandalizzo troppo dell'uso della città. Prendo atto di un fenomeno che viene da lontano SENTO dire di un videogioco ambientato nella Firenze del Rinascimento, fra Michelangeloo e Leonardo, fra efferatezze, colpi di scena, avventure. Magari è fatto bene. Io non l'ho visto, e non mi permetto di esprimere giudizi. A me interessa il fatto. IL FATTO cioè che Firenze, una certa Firenze, quella che muove milioni di migranti per la "Primavera" di Botticelli e per il David di Michelangelo, sia diventata uno schermo mediatico "pop", buono per tutti gli usi: per la pubblicità di un gestore telefonico (Leonardo inventore), di un rotolo di carta igienica (Dante che ha finalmente spazio per scrivere una Come- dia infintamente lunga), per un videogioco in ambientazione rinascimentale. Non diversamente operava il vecchio Walt Disney quando immaginava per il suo Topolino scenari storici remoti ma perfettamente presenti all'immaginario universale: l'Antico Egitto con le piramidi e i faraoni, la Roma dei Cesari con il Colosseo e gli imperatori cattivisimi. Collocare il presente nel remoto storico è una tecnica retorica antica e sempre efficace. Perché il meccanismo funzioni, bisogna però che tutti, ma proprio tutti, abbiano in mente quello specifico remoto storico, le piramidi, il Leonardo che inventava l'aeroplano, Michelangelo che era bravissimo ma litigava con tutti. COSÌ NASCONO e si consolidano gli stereotipi "pop", semplificazioni della storia insieme ingenue ed astute. Io non mi scandalizzo più che tanto. Prendo atto di un fenomeno (la promozione di Firenze agli occhi del mondo) che viene da molto lontano, da Lorenzo il Magnifico e anche prima, che ha coinvolto milord inglesi e granduchi russi, Stendhal e Anatole France, D'Annunzio e Berenson, ed ha avuto tanto successo da diventare oggi videogioco internazionale.
Quel videogame gotico che stravolge Firenze
L'articolo discute il videogioco "Assassin's Creed" e la sua rappresentazione della Firenze del Rinascimento. Il gioco è stato criticato per la sua rappresentazione storica, che è stata considerata falsata e distorta. L'autore dell'articolo sostiene che il gioco riduce la storia e la cultura della Firenze del Rinascimento a una semplice "Disneyland" e che questo potrebbe essere dannoso per la comprensione della storia e della cultura. L'autore cita anche il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, che ha espresso un'opinione simile.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo