Carmine Gambardella Preside Facoltà di Archiettura Sun «Luigi Vanvitelli» e Presidente Benecon e Forum internazionale «Le Vie dei Mercanti» Caro direttore, che fine ha fatto il caso Pompei? Il clamore mondiale per il crollo della Schola Armaturarum ha partorito come è noto, nel decreto omnibus da poco convertito in legge, un «programma straordinario di interventi» (conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro). Contemporaneamente indiscrezioni giornalistiche ci riferiscono di un «dossier elaborato dal ministero dei Beni culturali in collaborazione con il Politecnico di Milano e l'università di Architettura di Genova»: costo dell'operazione 105 milioni euro. In un momento in cui le risorse per i Beni culturali scarseggiano ed è imperativo categorico utilizzare al meglio quel (poco) che c'è, è nostro dovere diffondere pubblicamente i risultati straordinari già raggiunti del progetto «Pompei, Fabbrica della Conoscenza» che da tre anni impegna la Seconda università di Napoli, Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli con il Centro regionale di competenza sui beni culturali Benecon, spin off di quattro atenei campani e attorno al quale si è formato un comitato scientifico che insieme a prestigiosi docenti, dalla Sorbone di Parigi a dell'Ecole Tecnica Superior d'Arquitectura Barcelona, per citarne solo alcune istituzioni, vede la Fulbright Commission e soprattutto la Commissione Nazionale I'Unesco. Di questo nostro straordinario lavoro, dal valore di centinaia di migliaia di euro ma offerto gratuitamente alla collettività, ne parliamo oggi con oltre cento studiosi di tutto il mondo accolti dalla lectio magistralis di Salvatore Settis nella giornata inaugurale del IX Forum «Le Vie dei mercanti» sul tema Save Heritage, oggi ad Aversa e poi domani e sabato, a Capri. È troppo recente la vicenda dello scandaloso spreco di denaro per il cosi detto restauro del teatro Grande di Pompei, appena un anno fa, oggi nuovamente inutilizzato dopo i «fasti» della gestione commissariale, per non riportare con preoccupazione la questione al centro del dibattito nazionale. Una premessa: già due anni prima del crollo le indagini dei nostri ricercatori erano partite. Parliamo di un rilievo a tre dimensioni degli scavi e della rete geodetica. Se il ministero per i Beni e le attività culturali ci avesse ascoltato e installato i georadar e i sensori acustici all'interno delle case, la Schola probabilmente sarebbe ancora in piedi. Ma c'è di più: subito dopo il crollo, grazie ad un accordo con la Guardia di Finanza, abbiamo cominciato a volare sugli scavi con un sensore termico all'infrarosso per localizzare le zone a rischio e ridisegnarne così una mappa, utilizzando una tecnologia in possesso esclusivamente del Benecon centro di competenza campano (e quindi né dal Politecnico di Milano né della Facoltà di architettura di Genova, per fare un esempio calzante), con laser scanner aviotrasportati dell' ultima generazione che non solo rilevano il costruito in maniera tridimensionale (Lidar e Ads), ma attraverso il sensore iperspettrale Casi 1500 e Tabi, analizzando il suolo in profondità. Il lavoro portato avanti da Benecon con le università campane ha visto il coinvolgimento di gruppi di ricerca e giovani scienziati in costante sinergia con competenze archeologiche,sismiche, tecnologiche e sui materiali. Questo patrimonio comune, pubblico e trasparente, non può essere ignorato, né ancor peggio sacrificato a una idea di gestione privatistica. Sarebbe come voler «colonizzare» il sud anche dal punto di vista della ricerca, mortificandone una eccellenza riconosciuta a livello mondiale. Siamo in attesa di saperne di più, ovvero di come il Governo abbia realmente intenzione di spendere i fondi Ue che saranno assegnati per la tutela di Pompei e quelli dei benefattori privati, che ci auguriamo numerosi e disinteressati, industriali e mecenati.