Biennale. Parla il presidente Baratta dopo il grande successo, le critiche e la proposta di fare altri week end dell'arte Lido: giusto stop per salvare la Mostra VENEZIA A chi in questi giorni parlava di Biennale a proposito e a sproposito, pare di interpretare filtrando le sue misuratissime parole il presidente Paolo Baratta oppone la forza dei numeri - 19.800 persone nei giorni delle vernici, 7.200 ingressi il primo giorno d'apertura al pubblico - e la potenza della dialettica: «Non siamo un museo, non siamo un tempio. Le collezioni d'arte si possono vedere in tutto il mondo: la Biennale solo a Venezia». Presidente, a molti non è parso vero l'ultimo fine settimana di avere la città piena, ma di turisti d'arte, di un pubblico internazionale. E ora c'è la corsa a replicare quei giorni. Pensa sia possibile? «Una delle nostri maggiori qualità è la fiducia che il visitatore ha in noi. Non siamo belli o brutti per quello che esponiamo, ma per il modo con cui nominiamo un curatore, per il modo con cui i Paesi guardano a noi e questo dev'essere mantenuto con grande rigore e fedeltà. L'importante è che la Biennale sia fedele a se stessa. E bisogna avere anche il coraggio di dire dei no. Noi incassiamo una certa somma dagli eventi collaterali: se avessi voluto fare cassa avrei detto sì a tutte le 90 richieste. La curatrice ha dato il suo sì solo a 37. Ma questo è un valore, non un limite». Questa è un'edizione "ripetibile"? «Abbiamo fatto uno sforzo enorme per le nostre energie. Cerco un dialogo con la città, ma la città e il resto del mondo devono capire quale è veramente la ricchezza della Biennale: se si commettono errori può esserci il declino. Io ho cercato di capire Venezia, ora Venezia capisca noi». Alla mostra della curatrice Curiger sono arrivate le critiche della presidente della Bevilacqua-La Masa, Angela Vettese. Le meritava? «Non competo in quanto espositore di quell'opera o di altre opere. Competo in quanto istituzione unica al mondo, la cui qualità si misura nella vitalità. Devo esistere in prospettiva, molto al di là delle opere esposte. Si viene alla Biennale per vedere dove si va, non cosa c'è. Se espongo 35 giovani sotto i 35 anni faccio un servizio al mondo dell'arte diverso da chi espone oggetti provenienti da aste. Questa peculiarità va compresa». Quest'anno la politica si è fatta vedere molto di più: due volte il ministro Galan, il governatore Zaia, poi capi di Stato internazionali. E un segno anche questo di un nuovo interesse sulla Biennale? «Mancava solo il presidente Napolitano che il giorno della vernice mi ha chiamato raccontandomi che tutti i Capi di Stato che aveva invitato per ile giugno poi sarebbero venuti a Venezia... Per me queste visite significano un profondo rispetto per la Biennale. Tutto è partito nel '98 con l'operazione Arsenale: magari avessi potuto fare lo stesso col Lido». Come si rimedia a un danno d'immagine come quello del Palazzo del Cinema? La Mostra del Cinema è dietro l'angolo. «Proseguire con l'opera significava fare danno ulteriore alla Mostra. Faccio del mio meglio per recuperare una situazione che ha bisogno di un intervento urgente. Lo sto facendo col recupero della sala storica, con il servizio di wi-fi diffuso, con la "pulizia" dell'area dell'Excelsior e quella del Lion's bar e dei portici. Questa nostra operazione ha già dato i suoi frutti: quelle strutture invecchiano, invecchiano, invecchiano, c'è poco da fare».
Biennale. Un grande sforzo ma non siamo museo ora la città capisca noi
Il presidente della Biennale Paolo Baratta ha espresso la sua soddisfazione per il grande successo dell'edizione, nonostante le critiche e le proposte di fare altri week end dell'arte Lido. Baratta ha sottolineato la fiducia del pubblico e la qualità della mostra, che non è un museo o un tempio, ma un luogo dove le collezioni d'arte si possono vedere in tutto il mondo. Ha anche affermato che la Biennale deve essere fedele a se stessa e avere il coraggio di dire dei no. Baratta ha anche risposto alle critiche della presidente della Bevilacqua-La Masa, Angela Vettese, e ha sottolineato la vitalità della Biennale.
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