REGGIO CALABRIA - «Animali, che fanno pari e dispari per scegliere tra montagna e mare, mostrando chiappe e pudenda come due bulli di un club nudista». E' la campagna voluta dalla Regione Calabria, che ha per protagonisti i bronzi di Riace e che tra qualche giorno andrà in onda in tv per rilanciare il turismo. Secondo quanto riferito ieri dal Corriere della Sera, ha già sollevato un coro di polemiche anche fra gli stessi calabresi. Il Quotidiano della Calabria, qualche giorno fa, aveva consigliato al presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, di rinunciare a questo «brutto messaggio pubblicitario in cui si deturpano anche i bronzi di Riace». E il giorno dopo un calabrese di fama internazionale come Salvatore Settis, dalle colonne dello stesso giornale, ha stigmatizzato lo spot chiedendosi perfino se non avesse ragione il ministro Galan quando propose lo spostamento delle due sculture in un luogo più visitato dai turisti per una migliore valorizzazione delle opere. Bocciature al messaggio pubblicitario anche dalla Confindustria calabrese e dall'archeologo, anche lui calabrese, Battista Sangineto il quale, scrive il Corriere, «dopo avere citato Antonio Albanese definendo lo spot "qualunquemente autodenigratorio", dice che in quel filmino i nobili bronzi sembrano dei "tamarri"». Anche la politica passa all'attacco, con il senatore Roberto Della Seta del Partito Democratico, che chiede di ritirare la pubblicità «che mette alla berlina una delle più grandi risorse culturali della Calabria e del Paese». «Vedere un'opera straordinaria come i Bronzi di Riace, che il mondo ci invidia, trasformata in una ridicola macchietta, oltre ad offendere i calabresi e tutti gli italiani rischia di diventare un pericoloso boomerang per il turismo». La sovrintendente ai beni archeologici Simonetta Bonomi, si dice perplessa, anche se, dopo aver visto lo spot, ammette, «ho riso». «E' divertente ma kitsch». «Noi non abbiamo dato autorizzazioni, la Regione non l'ha chiesta - spiega all'Adnkronos E' un'iniziativa che ha ritenuto di fare autonomamente, evidentemente scegliendo i bronzi come veicolo di comunicazione». Sullo spot interviene anche Vittorio Sgarbi: «Fa schifo, è sgradevole ma non è un peccato mortale. Il compito di uno spot - spiega - è quello di far parlare di sè. La polemica - prosegue il critico d'arte -sarebbe meglio indirizzarla verso l'ottusità di questi calabresi che hanno paura di fare girare i Bronzi, cosa che produrrebbe un effetto superiore a quello di qualsiasi spot».