Solo Casinò spa con il 90 per cento delle quote e la Fiat nuovi soci di Palazzo Grassi, in attesa di nuove entrate. Il Comune è deciso a chiudere entro Natale la trattativa per l'acquisizione della società che gestisce il prestigioso centro espositivo ed è pronto a farlo anche senza la Fondazione di Venezia, se l'istituzione guidata da Giuliano Segre non ritornerà sui suoi passi, dopo l'annuncio di disimpegno dall'affare. Per essa, in ogni caso, Ca' Farsetti è disponibile a riservare solo una quota di minoranza. C'è infatti irritazione a Ca' Farsetti rispetto alla pretesa avanzata di Segre ritenuta del tutto indebita per un ente che deve svolgere anche una funzione di servizio sociale e culturale nei confronti della città di ottenere per la Fondazione di Venezia la maggioranza di Palazzo Grassi o almeno una quota paritaria del 45 per cento insieme alla Casinò spa, per decidere poi come spartirsi i poteri con un patto di sindacato. Per questo, pur desiderando l'ingresso della Fondazione di Venezia in un'istituzione prestigiosa come Palazzo Grassi, affidata alla città, in Comune sono decisi a tenere duro rispetto alle possibili pretese egemoniche di Segre Ma anche all'interno della Fondazione nonostante le smentite dei presidente sono diversi i consiglieri che esprimono riservo rispetto all'opportunità per l'istituto bancario di rimanere fuori da un'occasione così significativa per la sua immagine. Per questo l'amministrazione comunale non avrebbe nessuna intenzione di prendere tempo e di trattare, ma di "vedere" il gioco della Fondazione di Venezia e andare alla chiusura dell'operazione. La stessa Fiat che manterrebbe il 10 per cento della società avrebbe di fatto sposato la linea decisionista del Comune, desiderosa comunque di chiudere al più presto l'operazione. Decida Segre, a questo punto, se prendere o lasciare, perché la Casinò Spa acquisirebbe comunque le quote lasciate libere dalla Fondazione di Venezia, in attesa di nuovi soci che già si profilano all'orizzonte, pronte a rilevare pacchetti di minoranza. Oltre alla casa editrice d'arte Skira di Massimo Vitta Zelman, dietro l'angolo, secondo i bene informati, ci sarebbe anche la Marsilio di Cesare De Michelis, ma i pretendenti non mancano. Per questa la decisione del Comune con il sindaco Paolo Costa in prima fila sarebbe quella di dare comunque il via libera all'acquisizione del pacchetto azionario di maggioranza alla Casinò spa, visto che il maggiore esborso se la Fondazione Venezia deciderà di restare fuori sarebbe comunque accettabile, perché limitato a una decina di milioni di euro. Quasi ultimato anche il piano industriale della società seguito in particolare per Ca' Farsetti dal direttore dei Musei Civici Giandomenico Romanelli e dall'assessore alla Cultura Armando Peres che delineerebbe per la gestione, con il probabile contributo di nuovi sponsor, risultati di gestione vicini al pareggio. Resta, forte anche se nessuna decisione in merito è stata ancora presa la candidatura dello stesso Costa come presidente del nuovo Palazzo Grassi, mentre il candidato alla direzione artistica resta per Ca' Farsetti l'ex ministro francese Jean-Jacques Aillagon, su cui invece Segre avrebbe espresso qualche perplessità, ulteriore motivo di contrasto. E se il presidente della Fondazione di Venezia spera nell'appoggio del ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani, suo buon amico, il Comune vuole che Palazzo Grassi resti comunque in carico a Venezia.
Palazzo Grassi? Tutto nelle mani del Casinò
Il Comune di Venezia è deciso a chiudere entro Natale la trattativa per l'acquisizione della Casinò spa, che gestisce il prestigioso centro espositivo Ca' Farsetti. La Fondazione di Venezia, guidata da Giuliano Segre, ha espresso interesse a partecipare all'operazione, ma il Comune è irremovibile e vuole mantenere il controllo totale sulla società. La Fiat, che detiene il 10% delle quote, ha sposato la linea decisionista del Comune. La Fondazione di Venezia ha espresso pretese di ottenere la maggioranza di Palazzo Grassi, ma il Comune è riluttante a cedere poteri.
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