ROMA - Un fatturato da 20 miliardi l'anno, spartito tra i 290 clan di mafia, 'ndrangheta e camorra che da Nord a Sud operano nell'unico settore economico non sfiorato dalla crisi: l'ecomafia. Traffico di rifiuti, abusivismo edilizio, frodi alimentari ma anche furti di beni archeologici. Il rapporto 2011 di Legambiente rivela un settore in espansione, non più appannaggio esclusivo di Campania, Calabria, Sicilia e Puglia ma che trova nuovi spazi anche in Lombardia e apre rotte lucrose oltre i confini nazionali. Il solo business dei rifiuti illeciti è quantificabile in 82mila camion con 2 milioni di tonnellate di spazzatura: 1.117 chilometri, l'intera autostrada Milano-Reggio Calabria. E' invece paragonabile a 540 campi di calcio messi in fila il terreno coperto dagli abusi edilizi (26.500 nuovi immobili), l'altro fronte di maggiore redditività. Sebbene i bilanci del 2010 siano stati leggermente in calo rispetto a quelli dell'anno precedente (19,3 miliardi di euro rispetto ai 20,5 del 2009) gli affari si sono allargati se è vero - come risulta da numerose inchieste - che sono operativi 29 clan in più rispetto all'anno precedente. «L'espansione delle ecomafie è sempre più insidiosa» sottolinea il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato alla presentazione del rapporto di Legambiente. Ricordando come «l'attribuzione di nuovi poteri d'impulso e coordinamento alle Procure e all'Antimafia costituisca un indice significativo dell'accresciuta sensibilità nel contrasto», Napolitano auspica «d'elaborazione di un quadro normativo adeguato che consenta anche una più efficace collaborazione tra Stati». Sfiorano quota 31.000 gli illeciti ambientali accertati ogni anno, pari a 84 al giorno e 3,5 ogni ora (7,8 in più). Nel Rapporto, il magistrato Roberto Scarpinato spiega che a concludere affari con l'ecomafia «è spesso un esercito di colletti bianchi e imprenditori collusi: ampia disponibilità di denaro liquido da una parte, competenze professionali e società di copertura dall'altra». Non solo rifiuti e edilizia. Nel settore dell'agroalimentare le infrazioni accertate arrivano a 4.520. Crescono anche i reati contro la fauna, pari a 5.835 (più 13,2 rispetto all'anno precedente), per un giro d'affari annuale di 3 miliardi. La trafugazione di beni archeologici, poi, vale 216 milioni di euro. Nella classifica dell'illegalità ambientale resta in testa la Campania con 3.849 illeciti (12,5 del totale, 4.053 denunce, 60 arresti, 1.216 sequestri), seguita da Calabria, Sicilia e Puglia (insieme al 45 dei reati). ««Per combattere le ecomafie avevamo atteso con ansia il decreto con il quale il governo avrebbe finalmente inserito i delitti ambientali nel codice penale - dice il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - purtroppo lo schema approvato rappresenta un'occasione mancata: non c'è la possibilità di usare le intercettazioni, niente rogatorie internazionali, tempi brevissimi di prescrizione».