"Napoli è una città aristocratica con il popolo, dove la borghesia c'è e c'è stata. Ma per fortuna non vuole essere Francoforte" L'intervista. Il giornalista e scrittore nel suo ultimo libro, «Hotel Locarno», conferma il suo amore per la città. Nonostante l'immondizia per le strade Elkann: «Bisogna smetterla di aver paura di Napoli» «Non credo affatto che Milano sia tanto più buona e onesta» NAPOLI «Era la storia di un uomo che ricercava l'amore come unica via d'uscita dalla disperazione. Per Michael l'amore era al di sopra di ogni cosa: delle guerre, della politica, dei soldi», recita l'ultima di copertina di Hotel Locarno, romanzo personale di Alain Elkann. E l'amore, anzi la ricerca dell'amore, porterà il protagonista a Napoli, città dove tutto è possibile. Ed è proprio durante il viaggio che porta Michael da Roma a Napoli che lo spettro della mondezza irrompe, per la prima volta, nella narrativa. Non sui giornali, sulle tv di mezzo mondo, nei saggi più o meno riusciti sui disastri partenopei. In un romanzo, a pagina 87 per la precisione. Nel dialogo tra Gloria e Michael. «Sta andando a Napoli perla prima volta?», «no, ma non ci torno da diverso tempo», «anch'io. Crede che sia molto cambiata dopo tutto quello che si è letto sulla questione dell'immondizia?», «chissà i giornali esagerano sempre e poi, è ovvio, Napoli non è né la Germania né la Svizzera. Però ci sono dei bellissimi musei. Sento il bisogno di rivederli». Capita anche a lei? «Sempre. Ho scelto Napoli perché è una città straordinaria, sembra quasi non sia in Italia, o almeno non è indispensabile, perché è Napoli. Con il Vesuvio, Pompei, Capodimonte, l'Archeologico, il San Carlo, palazzo Donn'Anna, le isole». Beh, l'Italia è piena di città d'arte. «E' vero, Venezia per esempio è bellissima. Ma a Napoli c'è la vita dentro, ci sono i napoletani, ma non i turisti». E secondo lei non è un danno enorme? «In parte». Ci spiega perché? «E' una delle mete più sofisticate che ci sono. Capodimonte resta uno dei più bei musei al mondo, ma non è facilmente accessibile. L'Archeologico è straordinario ma non è affollato quanto il museo Egizio del Cairo. I pochi turisti, l'inaccessibilità dei luoghi, rendono soggiornare a Napoli un lusso straordinario. Ma capisco che lo stare fuori dalle luci della ribalta non sia giusto. Come non è giusto associare alla città solo la camorra, l'immondizia, gli scippi. In questo Napoli è molto simile a tutte le altre città di mare». Il suo protagonista parte da Roma per andare a Napoli. Appena duecento chilometri di distanza, ma due mondi all'opposto. «Un piccolo viaggio che è un grande viaggio. Roma è splendida, ma è la città del Papa, degli obelischi, della politica. Ieri sera guardavo il Campidoglio, non ci si può credere tanto è un unicum, quasi surreale. Però a Roma c'è il segno del potere fastidioso. Napoli ha perso il potere. Anche se è una città straordinariamente religiosa fino al paganesimo, è anche molto laica. Poi c'è il mare e il vulcano che ha un che di sovrannaturale. C'è anche l'orrore dell'abusivismo a Torre del Greco, ma poi ti rituffi nel mare di nuovo e nelle isole». Se la dovesse paragonare ad un'altra città del mondo? «Il bello e il brutto che si mescolano li si trova in India, a New York. Ma a Napoli c'è qualcosa di greco, di spagnolo, c'è sempre qualcosa in più. Innamorarsi in città è bello e semplice, come mangiare una pizza. Ci si diverte, c'è lo sfottò, ma non la prosopopea di Rio de Janeiro. Avrà moltissime magagne ma io continuo a non vederla tragica». Cosa le viene in mente quando allora legge le cronache «di guerra» da Napoli? «Mi viene in mente il Giudizio universale di De Sica. Proprio non riesco a essere triste per Napoli, ma non per cinismo, al contrario, perché la amo. Napoli non vuole diventare Francoforte. Non ne ha bisogno, ha partorito un matematico come Caccioppoli e il mondo di La Capria, come un grande presidente della Repubblica che si chiama Napolitano ed è napoletano. Capisco che quando arrivi alla stazione devi chiedere al taxista di usare il tassametro altrimenti non lo inserisce. Ma basta chiedere, mica ti accoltellano? Bisogna smettere di aver paura di Napoli. Non credo affatto che Milano sia tanto più buona e onesta». Come definirebbe Napoli? «Aristocratica con il popolo, dove si sente che c'è e c'è stata una borghesia. Non le manca proprio niente.
Napoli. Elkann: ma questa città non deve fare paura
Il giornalista e scrittore Alain Elkann parla di Napoli in un'intervista. Elkann descrive la città come "straordinaria" e "straordinariamente religiosa fino al paganesimo". Afferma che Napoli è una città che ha perso il potere, ma che ha ancora una grande bellezza e una vita dentro. Elkann cita i musei di Napoli, come Capodimonte e l'Archeologico, come esempi di questa bellezza. Inoltre, afferma che Napoli non è solo una città di turisti, ma anche una città con una propria identità e cultura. Elkann anche parla della sua esperienza personale a Napoli, descrivendo la città come un luogo dove si può "innamorarsi" e "divertirsi".
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo