Il procuratore della Corte dei Conti Scarano: «Tutti parlano del caso Lido però nessuno fa denunce dettagliate, il danno è ancora da accertare» Carmine Scarano: «In molti tirano la Corte dei conti per la giacca. Annunciano esposti, alzano la voce, però poi le denunce non arrivano: la nuova legge ci impone di indagare solo a fronte di segnalazioni specifiche o danno erariale accertato. Per il Palazzo dei Cinema siamo lontani da danni accertati e non ci sono esposti dettagliate». Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmine Scarano, pone paletti e smorza le aspettative. Lo fa nei giorni del ridimensionamento in corsa del progetto da parte del ministro Galan, del commissario Spaziante e del sindaco Orsoni, con nuovo bando europeo e dichiarazione d'interesse della cordata Est Capital-Mantovani che già opera su tutto il Lido, con relativo annuncio di maxi richiesta danni della Sacaim, espropriata dai lavori Lo fa nei mesi della polemica per il «buco» costato 20 milioni e della montagna di amianto che nessuno aveva visto. «Un fascicolo è formalmente aperto, per raccogliere le notizie che escono», spiega Scarano, «ma non c'è un'indagine in corso e non accettiamo strumentalizzazioni politiche. Non possiamo sindacare ora un possibile danno futuro: se Sacaim farà ricorso, ci vorranno anni per una sentenza. Certo, come magistratura contabile ci muoviamo in autonomia, ma serve un danno evidente o una denuncia chiara. C'è chi vede queste iniziative come dispendio di risorse: posizioni legittime, ma le scelte politiche sono insindacabili per la Corte, fosse anche decidere di fare un Palazzo del cinema come una piramide egizia. Non posso attivare ora una costosa perizia prima che il danno sia reale. Oppure qualcuno segnali: dovevano fare i carotaggi per l'amianto o, ancora, sono decisioni assunte per interesse personale. Denunce circostanziate». Nel 2010, la Procura contabile del Lazio ha pere) acceso i riflettori su sei mega-appalti realizzati con ordinanze di Protezione civile, emanate dalla Presidenza del Consiglio, Palazzo del Cinema compreso. Sotto la lente la legittimità del ricorso alle procedure d'urgenza per maxi-appalti da centinaia di milioni, scavalcando norme e vincoli in materia di appalti e urbanistico-paesaggistiche.