Sette torri da 65 metri l'una: per la giunta regionale è incompatibile con l'ambiente Il Consiag voleva realizzarlo vicino all'Acquerino PISTOIA. "Pronuncia negativa di compatibilità ambientale". Così la giunta regionale ha respinto al mittente la proposta della società pratese Consiag di realizzare un parco eolico sul monte La Croce, nei pressi dell'Acquerino, a cavallo tra i comuni di Pistoia e Sambuca. Non basta produrre energia pulita per essere promossi sul fronte dell'ambiente. Anche se, come in questo caso, l'impianto non sarebbe stato particolarmente grande. Sette pale eoliche, alte 65 metri l'una, avrebbero dovuto sfruttare i venti che soffiano con una certa costanza a 1.280 metri di altezza, producendo energia elettrica con una potenza di sei Megawatt. Il problema è la zona prescelta: di particolare pregio ambientale, ricoperta di foresta appenninica, a 4 chilometri dal passo della Collina e a poca distanza dal confine della Riserva dell'Acquerino. La proposta era firmata da Consiag, la società pratese di servizi pubblici, che l'aveva presentata nel febbraio 2009 a Regione ed enti locali. Nel marzo 2010 la stessa Consiag ha richiesto per il suo parco eolico una valutazione d'impatto ambientale (Via) alla Regione ed è proprio al termine di questa complessa procedura che è arrivato il no dell'amministrazione regionale, con una delibera votata alcuni giorni fa. L'impianto. Il sito scelto dal Consiag è situato su un crinale a 1.280 d'altezza, a metà strada tra Spedaletto (a ovest) e Monachino (a est), nella zona del monte La Croce. I tecnici avevano individuato un crinale dalla forma approssimativa a ferro di cavallo, lungo circa due chilometri, dove sarebbero state piazzate le sette torri con le eliche. Oltre a questi interventi, il progetto prevedeva la realizzazione di una cabina elettrica e di un collegamento con la rete elettrica Enel, nonchè una strada di raccordo tra i rotori e alcune modifiche alla viabilità esistente, per renderla capace di far transitare i mezzi pesanti necessari a portare in quota le eliche e a portar via la terra delle escavazioni. Per tutti gli interventi lo stesso progetto del Consiag stimava la necessità di abbattere 820 alberi. L'idea era quella di "risarcire" il danno ripiantando immediatamente 170 alberi e interrando un paio di chilometri di linea elettrica a media tensione, in modo da cancellare il corrodoio privo di vegetazione che accompagna i cavi aerei. L'esame del progetto. Dopo la richiesta di valutazione di impatto ambientale del progetto, presentata nel marzo 2010, la Regione si è messa al lavoro, esaminando i pro e i contro dell'intervento. Su questo secondo fronte sono subito intervenuti l'associazione "Le Limentre", Legambiente, il Fai e Italia Nostra. Gli uffici che si occupano della Via hanno raccolto i pareri dei Comuni, della Provincia, delle Sovrintendenze, dell'Autorità di bacino del Reno, del Genio civile, dell'Arpat e di altri uffici regionali. Il tutto è sfociato in due conferenze di servizi, il 17 dicembre e il 14 gennaio, che hanno proposto alla giunta un parere negativo: troppo alto l'impatto ambientale del parco eolico, in una zona soggetta a vincoli paesaggistici e idrogeologici. Non solo: ci sono anche dei problemi di coesistenza tra le pale eoliche e i volatili della zona. Ma il 4 febbraio il Consiag ribatte al parere negativo della conferenza dei servizi riproponendo le ragioni secondo cui il parco eolico non presenta problemi ambientali irrisolvibili. Gli uffici regionali tornano allora a bussare a tutti gli enti coinvolti, chiedendo loro un parere scritto. Il risultato è un coro di no al parco eolico, con l'eccezione del Comune di Sambuca (che dichiara un "parere politico favorevole", essendo tra l'altro non più in vigore il protocollo d'intesa provinciale su energia e rifiuti con il quale l'impianto contrastava) e dell'Asl, che indica una serie di prescrizioni ma si dichiara alla fine favorevole. Il risultato finale del procedimento di Via da parte degli uffici regionali rimane comunque negativo: a loro parere le controdeduzioni del Consiag non sono sufficienti a superare le perplessità sollevate dalle due conferenze di servizi. Di qui il parere negativo che la giunta regionale non fa che sottoscrivere, ribadendo il parere contrario al parco del Consiag.