SAN LEO. «Nel panorama riminese la città di San Leo è sicuramente una icona dei centri storici». A parlare è Massimo Bottini, architetto e consigliere nazionale di Italia Nostra, l'associazione per la salvaguardia e la conservazione dell'ambiente e del territorio. Bottini sarà tra i protagonisti del convegno sulle tecniche tradizionali e il restauro delle città storiche che si terrà sabato dalle 15 nel Palazzo Mediceo di San Leo. Vi parteciperanno tra gli altri Pier Luigi Cervellati, Giordano Conti, Pietro Laureano, Rosetta Borchia e Olivia Nesci. Ma l'evento clou della giornata sarà, a seguire, la consegna della cittadinanza onoraria a Umberto Eco, che ha casa poco distante da qui, a Monte Cerignone. Ospite d'onore Roberto Benigni, che leggerà brani scelti dai romanzi del grande studioso e scrittore italiano. Perché questo riconoscimento? Tra le motivazioni la frase che Eco disse al Venerdì di Repubblica nel 2007: «La città più bella d'Italia? San Leo: una rocca e due chiese». Una frase che, evidentemente, i leontini non hanno mai dimenticato.Il convegno. «La tutela dei centri storici, delle tecniche di conservazione e del know how che qui sono custoditi spiega Massimo Bottini sono argomenti che la Comunità Europea sta indagando da tempo. Ma l'obiettivo è di celebrare San Leo quale espressione di un territorio». Per l'architetto santarcangiolese «quella per la salvaguardia dei centri storici è una battaglia vinta, la Carta di Gubbio risale al 1960 ed è ancora modernissima. Nel dopoguerra era facile immaginare una ricostruzione moderna del Paese ma dove questo è avvenuto si è persa la cifra italiana più vera. Le ricostruzioni che non rispettano le tecniche tradizionali e l'impianto stesso della città finiscono per riconsegnarci luoghi senz'anima. Non si tratta solo di feticci da conservare ma di qualcosa di più: c'è un sapere arcaico, atavico, che vuol dire anche abilità manuale. E non dimentichiamo che è anche un importante fattore turistico ed economico».Ma qual è la situazione del nostro territorio?«I comuni dell'Alta Valmarecchia conservano un grande patrimonio immacolato, è una grande eredità che ci è venuta in dote. Altre zone del nostro territorio non sono così ben conservate, anche perché qui il carico antropico è minore e viene restituita una osmosi fantastica tra architettura e paesaggio. Purtroppo le nostre colline spesso sono aggredite da costruzioni che non lo rispettano. Eppure l'articolo 9 della Costituzione parla proprio di tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione. È il paesaggio l'elemento identitario della nazione Italia, dal nord al sud».Che cosa possono fare i cittadini?«Prendere coscienza che questo è un patrimonio che ci è stato affidato e che dovremmo trasmettere ai nostri figli».