Condono edilizio nel caos: il 10 dicembre scade il termine per chiederlo, ma le domande - a parte il picco di Roma - sono poche, specie nel Centro-Nord: 175 per rutti i capoluoghi toscani, un migliaio a Venezia-Mestre, 980 in tutta la Lombardia esclusa Milano (4.600). Nel Sud esse aumentano riguardando però piccoli abusi. Ci sarà la solita ressa delle ultime ore? Il Consiglio dei Geometri chiede per le domande il rinvio al 2005 che il governo ha già concesso per i pagamenti mettendo in preventivo entrate per 2,6 miliardi di euro (del tutto ipotetici). Più i nuovi condoni ambientali in zone protette. Ma v'è dell'altro: mentre il governo nazionale di Silvio Berlusconi condona, per la prima volta nella storia, gli abusi edilizi commessi nelle zone demaniali e in quelle vincolate (coste marine, rive fluviali e lacustri, montagne, parchi, ecc.), il governo regionale sardo di Renato Soru, salva le coste rendendole inedificabili entro 2 Km dal mare. E il Tar gli da ragione bocciando i ricorsi dei Comuni. Su questa linea illuminata - ribadita ora dalla nuova legge salva-territorio approvata malgrado il muro di "no" del Polo - Soru ha vinto le elezioni. Sulla linea cieca e retrograda dei condoni c'è da sperare che Berlusconi le perda. Sul "Sole-24 Ore" del 21 scorso il ministro Urbani, garante della tutela, giurava che il paesaggio sarebbe stato protetto adeguatamente: nessun condono. Dopo 3 voti di fiducia (dei 24 sinora imposti dal governo in questa legislatura nel timore di squagliamenti), usciva approvato un complesso di norme sul quale lo stesso giornale della Confindustria titolava a tutta pagina: "Reati paesaggistici, sì alla sanatoria", e più sotto: "Più facile il condono". Inequivocabile l'occhiello: "Effetti collateraliMeno vincoli". Certe bugie ministeriali non hanno gambe. Ben 15 Associazioni che si battono per la tutela hanno inviato lunedì al presidente della Repubblica Ciampi un ampio testo dove documentano i profili di palese incostituzionalità della legge delega ambientale e gli chiedono di non firmare il complesso dì norme affastellato dal centrodestra. Doveva infatti trattarsi di una legge delega di pochi articoli per riordinare la materia ambientale. Così fu approvata in Consiglio dei ministri il 5 ottobre 2001. Nei tre passaggi parlamentari essa si è invece gonfiata a dismisura prevedendo norme di immediata efficacia. In tanto caos, un solo filo logico: abbassare la soglia della tutela. Anche contro le direttive europee, come avviene in materia di rifiuti pericolosi (materia sulla quale l'Italia è stata già pesantemente "censurata" dalla UE). Anche contro norme recenti, come quelle sulla tutela delle acque e come il Codice dei Beni culturali, in vigore dal 1 maggio e qui diroccato in due punti essenziali: a) per abusi commessi in zone sottoposte a vincoli paesistico-ambientali entro il 30 settembre 2004, anche in totale assenza di titolo edilizio e di autorizzazione ambientale, viene concessa una doppia sanatoria (edilizia e ambientale), estinguendo, purché si paghi, il reato previsto dal già sforacchiato Codice Urbani e senza parere vincolante della Soprintendenza (basterà l'ok del Comune); b) per abusi successivi al 30 settembre 2004 non ci sarà sanzione penale se i lavori (così pare, almeno) non avranno creato nuovi volumi o superfici e se la Soprintendenza darà parere, stavolta vincolante, di compatibilità. In ogni caso si tratterà di una sanatoria possibile "all'infinito". Una rovina, sommando condono a condono. Si introduce così, in modo permanente e generalizzato, la possibilità, del tutto ignota sin qui nei diritto nazionale, della sanatoria in zone protette da vincolo, pure in totale assenza di autorizzazione e senza definire criteri oggettivi per misurare la "compatibilità" paesaggistica degli abusi. Misurazione tanto più ardua laddove le Regioni non hanno piano paesistico. Come osserva in una lettera a Ciampi il vice-presidente della commissione Ambiente del Senato, Sauro Turroni. Norme che cozzano contro gli articoli 9 e 32 della Costituzione, contro il "valore primario del paesaggio" ribadito dalla Consulta. Poi c'è l'evidente lesione del ruolo del Parlamento. Questa legge delega -che ridisegnerà l'intera legislazione ambientale - verrà elaborata da una commissione di 24 esperti nominata dal ministro Matteoli. Essa, come già il Codice Urbani, passerà dal Parlamento soltanto per un parere dalle commissioni. Così va l'Italia. A fondo, voglio dire.