82mila tir carichi di rifiuti, 2 mila tonnellate di rifiuti speciali, 26mila nuovi immobili abusivi, questi alcuni dei numeri contenuti nel Rapporto di Legambiente sulla criminalità ambientale presentato questa mattina a Roma. Male il Lazio sia nel ciclo dei rifiuti sia del cemento. Latina quarta e Roma quinta nella graduatoria delle province sul calcestruzzo illegale. INTERVISTA "Combattere le ecomafie si può, insieme alle istituzioni". Parla Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio IL DOSSIER Nel Lazio un reato ambientale su 10 Soldi e territorio: binomio perfetto per le organizzazioni criminali. Lo dimostrano le cifre da capogiro registrate in "Ecomafie 2011", il rapporto di Legambiente sulla criminalità ambientale pubblicato stamane.Come un virus che contagia, le ecomafie avvelenano il nostro ecosistema. E inquinano l'economia. Sì, proprio così, perché secondo la Banca d'Italia il riciclaggio di capitali di provenienza illecita incide per il 10 per cento sul Prodotto interno lordo italiano. Anche il Lazio purtroppo è vittima delle Ecomafie. La nostra regione è quinta nella classifica stilata da Legambiente sul ciclo illegale dei rifiuti (dopo le prime quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa) e addirittura terza nel settore del ciclo illegale del cemento dopo Calabria e Campania. Male anche le province di Latina e Roma, rispettivamente quarta e quinta in Italia nella classifica del ciclo del cemento. I numeri: 82mila tir carichi di rifiuti, che avrebbero formato un'unica interminabile fila lunga oltre mille chilometri; 2mila tonnellate di rifiuti speciali sequestrate; più di 26mila nuovi immobili abusivi, in pratica una cittadina illegale che consuma, erode il paesaggio. Non solo. Secondo la Polizia provinciale, sono 30mila gli illeciti registrati nel 2010, che fanno segnare un più 7,8 per cento rispetto a due anni fa. Per capire meglio il fenomeno bisogna disegnare una mappa dei reati. Di questi, il 41 per cento è rappresentato dal cemento, il 19 per cento da quelli contro la fauna, infine il 16 per cento dagli incendi dolosi. Il record di illegalità spetta alla Campania, che guida la classifica con 3849 crimini, il 12 per cento del totale, seguita dalla Puglia. Terza posizione per la Calabria che stacca di poco la Sicilia. In pratica le regioni a infiltrazione mafiosa ci tengono a non sfigurare, a piazzarsi tra i primi in questa speciale classifica. Il fatturato dei clan, secondo i dati forniti dai Carabinieri, raggiunge i 19 miliardi di euro nel 2010, anche se in leggero calo rispetto al 2009. Altro capitolo che fotografa la situazione riguarda le agromafie che, grazie alle loro attitudini illegali, hanno collezionato oltre 7miliardi di euro di fatturato, secondo la Confederazione italiana agricoltura (Cia); mentre sono 24milioni tra chili e litri di merce sequestrata. Un esempio? A Verona sono state scoperte 10 milioni di uova, rotte o piene di insetti, destinate al mercato dolciario nel periodo natalizio Senza dimenticare la green economy, altra strada che le mafie vogliono percorrere. Sì, perché le fonti rinnovabili, eolico in primis, rappresentano per i clan un nuovo campo in cui investire e ricavare profitti. Per adesso però le indagini sulle energie alternative rappresentano "solo" il 5,9 per cento. A farla da padrone è ancora il ciclo illegale del cemento, con il 43 per cento, seguito da quello sui rifiuti che sfonda il tetto del 40 per cento. Un sistema criminale che, sempre per la teoria del virus, si annida nella pubblica amministrazione e nell'imprenditoria, decidendo le rotte illecite dei rifiuti, ma anche consiglieri comunali e sindaci. A Bordighera, paesino in provincia di Imperia, il Comune è stato sciolto per pesanti condizionamenti mafiosi. Tra Napoli e Roma, sette persone arrestate con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Biglietto da visita? L'appartenenza al clan Mallardo, specializzato nel creare l'inferno rifiuti all'ombra del Vesuvio. Non è immune la Lombardia. A Pavia è stato scoperto un impianto predisposto per bruciare biomasse, ma in realtà dentro la struttura finiva di tutto. Non manca la beffa: erano previsti anche dei contributi pubblici, a questo punto "pro inquinamento". Ma in tutto il Paese si registra la cattiva e insana abitudine di smaltire i rifiuti spedendoli in Asia. Le organizzazioni criminali, si reinventano e investono in settori prima sconosciuti. Con un unico obiettivo: distruggere pur di guadagnare. Oggi, per loro, il nuovo business si chiama ambiente. di Santo Iannò
Ecomafie. Cemento illegale, Roma e Lazio svettano nella classifica legambiente logo
Il rapporto "Ecomafie 2011" di Legambiente rileva un aumento del 7,8% dei reati ambientali rispetto al 2009. Il Lazio è quinta nella classifica delle province con il ciclo illegale dei rifiuti e terza in quella del cemento. I numeri sono impressionanti: 82mila tir carichi di rifiuti, 2mila tonnellate di rifiuti speciali e oltre 26mila nuovi immobili abusivi. La Campania guida la classifica con 3849 crimini, seguita dalla Puglia e dalla Calabria. Le ecomafie hanno un fatturato di 19 miliardi di euro e hanno collezionato oltre 7 miliardi di euro di fatturato grazie alle loro attitudini illegali.
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