In passato in mezza Italia centinaia di cantieri sono stati fermati all'improvviso perché il terreno ha restituito tesori e insediamenti. Peggio è andata quando, in modo del tutto arbitrario, si è chiuso un occhio sacrificando la traccia della storia per quel tratto irrinunciabile di metropolitana, un viadotto o un porto turistico. Per scongiurare questi inconvenienti nel 2005 è stata varata la legge sull'archeologia preventiva, entrata a regime nel 2009 con la pubblicazione dell'elenco dei professionisti che possono condurre le indagini. E a Grosseto l'università di Siena ha avviato proprio uno Master, di secondo livello, in archeologia preventiva (Map) per formare specialisti nella professione del "detective" archeologico al servizio di pubblico e privati. In base all'esito delle loro indagini, se il soprintendente ravvisa un interesse archeologico, può sottoporre l'intervento alla procedura di verifica dell'interesse archeologico. La quale può avere tre esiti: accertare l'insussistenza di questo interesse, imporre prescrizioni per la conservazione dei rinvenimenti o avviare il procedimento di dichiarazione dell'interesse culturale del sito. Chissà se per Roselle si apre, a questo punto, una nuova stagione di scavi dopo la fortunata campagna che, negli anni Cinquanta, portò l'archeologo Aldo Mazzolai a restituire alla luce il sito. L'amministrazione comunale, del resto, sta puntando molto sulla valorizzazione del patrimonio archeologico, anche per sviluppare il turismo di settore. Se non è commercio, sarà insomma archeologia. (f.f.)