Per il comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali 2006 sono l'ultima spiaggia. Senza le sponsorizzazioni delle grandi aziende partecipate dallo Stato, difficilmente si riuscirà a far quadrare il bilancio dei Giochi bianchi. Il Toroc contava di colmare con quegli interventi finanziari gran parte del deficit che grava su Torino 2006, pari a 223 milioni di euro. Di questa somma, si è detto che una sessantina di milioni era legata a sponsorizzazioni promesse ma non ancora mantenute. Erano soldi garantiti, ripete fiducioso il presidente del comitato, Valentino Castellani; l'incasso era sostanzialmente una questione di tempo. Invece ogni giorno che passa allontana questa prospettiva. Sono quattro le società sulle quali si è appuntato l'interesse degli organizzatori torinesi. Quattro aziende nel cui capitale c'è ancora una consistente presenza pubblica: Eni, Enel, Trenitalia, Poste. In particolare sulle prime due, colossi di dimensioni internazionali. Società quotate in Borsa, partecipate al 30 per cento dallo Stato e probabilmente interessate a sfruttare il palcoscenico olimpico per comunicare la propria immagine. Ma né la multinazionale del petrolio né il primo produttore italiano di energia elettrica hanno intenzione di sborsare un euro in più per sponsorizzare l'evento olimpico. L'Eni fa sapere di avere già dato il proprio contributo: circa un milione di euro tramite l'Italgas, che fornirà il metano per alimentare la fiamma olimpica e le 10mila torce dei tedofori, garantirà le forniture di gas per tutte le esigenze dei Giochi, realizzerà - dove mancassero - le infrastrutture e gli impianti necessari per la distribuzione e darà l'assistenza necessaria. L'accordo tra Eni e Toroc risale allo scorso agosto. Non sono allo studio esborsi ulteriori, per esempio per pubblicizzare il marchio dei carburanti Agip. Nessuna sponsorizzazione, invece, dall'Enel. Né sono previsti ripensamenti. Nel 2003 i contatti con il Toroc sono stati numerosi, ma il management aziendale ha valutato priva di interesse la partecipazione all'avventura a cinque cerchi come sponsor o fornitore e poco allettanti le soluzioni prospettate dagli organizzatori dei Giochi. Il ragionamento di Eni ed Enel è semplice: è vero che lo Stato è il principale azionista, ma la maggioranza del capitale è sul mercato. E agli investitori interessa soltanto che i loro soldi vengano spesi bene e le eventuali sponsorizzazioni abbiano un ritorno di valore. Evidentemente Torino 2006 non è considerato un buon investimento. Ma i guai non sembrano finiti. «Per cinque impianti di Torino 2006 - ha ammesso Castellani - siamo in una situazione critica per il rispetto dei tempi di consegna; Oval, Palahockey 1, villaggio del Sestriere, pista da bob e Stadio comunale di Torino». Il supervisore olimpico Mario Pescante non perde comunque le speranze. Il piano finanziario che ha messo a punto durante il fine settimana conta molto sull'arrivo di nuovi sponsor, ma prevede anche consistenti tagli alle spese del Toroc, un forte sostegno del governo alle Paralimpiadi, l'intervento degli enti locali, la ridiscussione di taluni contratti e una riduzione dei fondi di riserva, giudicati troppo elevati rispetto ai rischi reali. Difficilmente ci saranno stanziamenti diretti nella legge finanziaria. Il Toroc è una fondazione di diritto privato e non può ricevere un solo centesimo dallo Stato. In questi giorni si è discusso di liquidare il Comitato per trasformarlo in un ente pubblico; tuttavia questa pare una strada impercorribile non tanto per i tempi stretti, quanto perché gli iter burocratici pubblici sarebbero molto più lunghi. Se l'allarme sui conti fosse stato lanciato prima, spese per molte infrastrutture potevano essere girate all'Agenzia Torino 2006, che si occupa delle opere pubbliche. Ma adesso potrebbe essere tardi anche per interventi di questo tipo.