Caro Direttore, quando Bernardo Fabbricotti nel 1881 ampliò l'attuale Villa Fabbricotti, trasformandola da casa colonica di impianto mediceo in villa signorile di gusto fiorentino,al culmine della sua carriera di commerciante in marmo sui mercati internazionali, banchiere, etc non certo immaginava che avrebbe dovuta venderla nel 1935 al Comune di Livorno. Nel parco di tipo romantico da lui fatto disegnare in toto sul terreno della fattoria e popolare di specie anche rare, fece costruire per i figli ed in particolare per l'adorata figlia Helen Bianca il teatrino, ancor oggi esistente nella Biblioteca dei Ragazzi, il campo da pattinaggio anch'esso in uso, il campo da tennis, la pista da pony, lo chalet svizzero, serre, negli ampi spazi segnati da viali maestosi, delineati da busti e vasi in marmo. Gran parte del terreno venduto fu lottizzato dal Comune ed è diventato l'attuale quartiere Fabbricotti, ma la villa ed il parco dovevano secondo gli accordi del contratto diventare parco pubblico. Destinato quindi sopratutto ai bambini. Ciò che mi preme sottolineare, inoltre,è che il verde della villa ha uno straordinario valore ambientale e paesaggistico, come la villa stessa, sede della Biblioteca Labronica,dove opera un'eccellente cooperativa, costretta però a recarsi alle ex scuderie di Via Roma a prendere alcuni libri destinati al pubblico. L'intero complesso avrebbe bisogno di una continua rispettosa manutenzione, filologicamente corretta,dal restauro dei pavimenti, alla sostituzione della moquette rotta dello scalone, al posizionamento di cartelli per evitare che le cicche di sigaretta imbrattino l'accesso,alla rimozione delle colonne giacenti presso l'accesso laterale, al restauro di statue, etc, etc. Possibile che l'amministrazione non abbia avuto altra idea per conservare e valorizzare una delle strutture storiche filologicamente tra le più pregevoli per la città che quella di aprirne gli spazi all'uso dei cani? Il titolo di una campagna ideata dal Comune per valorizzare la città non era "Pensiamo in Grande"?