Oltre 566 mila visitatori in sei mesi: «Un successo oltre ogni aspettativa». Dall'inaugurazione del 5 dicembre 2010, il Museo del Novecento ha messo in fila mezza città: «Si è sviluppato un rapporto confidenziale tra i milanesi e le opere», dice la direttrice Marina Pugliese. «Il decollo è stato rapido. Il percorso espositivo è talmente sofisticato nei dettagli, nelle relazioni tra le opere, che molti visitatori sono tornati per il puro piacere di ammirare i capolavori». In totale, fanno oltre 566 mila ingressi: «Un successo oltre ogni aspettativa», esulta il dirigente comunale Claudio Salsi. Il Museo del Novecento festeggia oggi i primi sei mesi di apertura al pubblico. Inaugurato il 5 dicembre 2oio, è rimasto gratis per tre mesi, polo d'attrazione e vortice architettonico (l'Arengario rigenerato dall'architetto Italo Rota, il b-side di piazza Duomo) ha messo in fila mezza città: «Si è sviluppato un rapporto confidenziale tra i milanesi e le opere». Sono le icone di un secolo agitato. Boccioni e de Chirico, Morandi, Sironi e Carrà, Guttuso, Fontana e Manzoni. Eccolo, il Maxxi di Milano. Oltre mille biglietti staccati al giorno (attualmente) ne fanno il museo più visitato della città: «Le classifiche non mi interessano... Così come entri, esci. Sono dei tritacarne. Il dato più significativo è l'attenzione del pubblico a un patrimonio interessante della nostra storia culturale». Parla Marina Pugliese, poco più che quarantenne, tre figli, un curriculum di borse di studio all'Accademia dei Lincei e a Parigi, una cattedra a Brera, oggi direttrice del museo: «Siamo sulla strada giusta. Che significa: approfondire, lavorare molto con l'università, offrire una programmazione popolare senza rinunciare al rigore scientifico. I dati, per ora, sono incoraggianti: temevo un calo d'afflusso più drastico dopo il successo iniziale spinto dalla gratuità». Il biglietto costa 5 euro, non pagano gli under 25, c'è lo sconto per studenti e pensionati, ma accanto a Boccioni è stato collocato un boccione per le offerte: «Tutti possono aiutarci nelle spese di manutenzione...». I bilanci della cultura sono delicati come gessi d'autore. Quattrocento opere in 5 mila metri quadrati di sale e corridoi (dopo un investimento di 27 milioni): «Il museo sorprende perché è molto più grande di quanto la gente si aspetti». Il «cortocircuito affettuoso» è il prodotto di una regia dinamica. Oltre alla collezione permanente («Non immutabile»), lo staff punta su mostre temporanee (l'arte urbana di "Fuori!», i disegni Boschi-Di Stefano, la retrospettiva su Carpi), concerti gratuiti (la domenica mattina), performance e dialogo col pubblico (vedi le «Cinque Giornate» di Andrea Mastrovito). Ci sono state e non mancano le critiche sui padri del Novecento «ignorati», o «non adeguatamente valorizzati». Tra gli altri: Severini, Russolo, Prampolini. «Ci siamo assunti la responsabilità delle nostre scelte, delle inclusioni e delle esclusioni ribatte Pugliese. E abbiamo privilegiato l'assetto originario della collezione civica».