Intervista al direttore del Centro per gli studi sul Rinascimento italiano dell'Università di Harvard, che compie 50 anni e ha sede a Villa I Tatti, sulle colline di Settignano Un paradiso. L'unico rumore che si percepisce è il cinguettio dei passerotti. È qui che sorge Villa I Tatti, una splendida magione abitata, fino al 1959 (anno della sua scomparsa) da Bernard Berendson [sic], storico dell'arte americano (ma le sue origini erano lituane) che si innamorò dell'Italia e in particolare di Firenze. Fu per sua volontà che la villa immersa negli ulivi delle colline di Settignano venne ereditata dall'Università di Harvard (dove lo stesso Berendson [sic] si era laureato) affinché ne facesse un centro dedicato allo studio del Rinascimento italiano. Così l'Harvard University Center for Italian Renaissance Studies di Villa I Tatti - questa la dicitura esatta - cominciò a funzionare nel 1961 e oggi, con una biblioteca di oltre 175mila volumi e un archivio di circa 250mila fotografie, è uno dei luoghi più ambiti per ogni storico dell'arte che voglia approfondire gli studi su un periodo irripetibile della storia italiana. Al professor Lino Pertile - che dal settembre 2010 dirige il centro frequentato principalmente da studiosi provenienti da paesi anglofoni - abbiamo rivolto alcune anche in vista delle celebrazioni per il 50 anniversario del centro in programma il 9 e il 10 giugno. Professore, qual è la mission del Centro e quali obiettivi vi prefissate di raggiungere? La mission dei prossimi 50 anni è diversa da quella dei primi 50, quando il Rinascimento era studiato solo ad altissimo livello. Ora la situazione è diversa perché è cambiata la situazione nei paesi del nostro orizzonte. Ora la cultura è più globale rispetto a mezzo secolo fa e va garantito l'interesse per il Rinascimento italiano in tutto il globo. Stiamo vivendo una fase di espansione e un momento estremamente interessante perché c'è una maturazione dei rapporti tra i paesi. Quindi i progetti guardano principalmente a paesi non di lingua inglese? Infatti. Il nostro obiettivo è aprire I Tatti a studiosi di lingua e tradizioni tradizionalmente non legati a questo luogo di cultura. Nel 2012 ospiteremo 5 studiosi spagnoli, un giapponese e due greci. Noi abbiamo sempre avuto studiosi provenienti dall'Est europeo ma spero che presto arrivino borsisti dalla Cina, dal Sudamerica, dall'India, dalla Corea. È questa la grande sfida dei prossimi anni, cioè sostenere l'interesse per il Rinascimento dove già esiste e generarlo dove ancora non c'è. Come si sostiene il Centro? Stiamo in piedi per la munificenza dei nostri sponsor americano. Borsisti e dipendenti vivono qui e tutta la struttura riconosce l'impegno dei donors. Per esempio ogni studio ha il nome di un donatore. E da questi che annualmente riceviamo cifre importanti tutte vincolate a determinati progetti. Per esempio abbiamo ricevuto un milione di dollari per il rifacimento del cortile, altri 2,5 per opere diverse. Una parte del nostro lavoro è dedicata al fundraising perché qui non si vive per opera dello Spirito Santo. Le risorse che riceviamo vengono anche investite che generano interessi che poi noi utilizziamo per far vivere il Centro. Noi abbiamo circa 150 fondi diversi ognuno dei quali destinato a sostenere altrettanti progetti. Qui abbiamo circa 30 studiosi fissi, metà dei quali trascorre qui tutto l'anno e agli altri da 3 a 6 mesi. Si tratta di studiosi di storia, letteratura e musica, di età tra i 30 e gli 80 anni. I rapporti tra il Centro e Firenze? Molto cordiali. Abbiamo rapporti col Polo Museale, con l'Opificio delle Pietre Dure e altri luoghi di cultura. E mi auguro che, col tempo, questo rapporto cresca. Però in città c'è chi pensa che siete un po' troppo distanti... e non solo geograficamente. Qui tutti hanno il dovere di proteggere la tranquillità degli studiosi. Berendson [sic] pensò di dedicare un anno di stimolo agli studiosi. La biblioteca è comunque aperta a tutti e ogni anno abbiamo 1 o 2 borsisti fiorentini o comunque toscani. Il senso di separazione è forse dovuto al fatto che non organizziamo eventi settimanali. Il senso del luogo esclusivo è perché ci occupiamo di alti studi. I nostri frequentatori sono professionisti, non studenti. Un suo giudizio sullo stato della cultura a Firenze? Sono qui da poco... Ma la sensazione è che lo stato della cultura a Firenze sia buono, con tante proposte che generano una notevole indifferenza da parte del pubblico, tipico di ogni città dalle grandi tradizioni culturali. Firenze è inevitabilmente legata all'industria turistica. È labile il confine tra studi e bisogno di attirare turisti. Noi abbiamo la fortuna di poter essere indifferenti a Firenze. Abbiamo rapporti con la città ma non abbiamo bisogno dei suoi soldi. È un isolamento che diventa privilegio. Tra breve celebrerete i primi 50 anni di attività... Sì. Gli appuntamenti si protrarranno per tutta la settimana ma il clou sarà giovedì 9 con l'inaugurazione di un loggiato intitolato a una donatrice, Deborah Loeb Brice, e poi il 10 quando si terrà un simposio cui parteciperanno i borsisti e i vari collaboratori del Centro. In quella sede sarà presentato il nuovo volume della collana "I Tatti Renaissance Library" in cui vengono pubblicati testi latini del '400 con traduzione (in inglese, ndr) a fronte e che è ormai giunta a 50 volumi.