Baratta e ministero, spazi contesi VENEZIA Non ha cambiato idea. Né sulle grandi navi: «Trovo siano un'improvvisa variazione del paesaggio, ma mi piacciono. Forse ne passano un po' troppe, ma sono ossigeno per Venezia». Né sull'Arsenale: «Quando vengo qui ho sempre un improvviso battito, una sofferenza interiore. Perché qui ci verrebbe la più bella darsena del mondo. Con il rimessaggio per le barche, refitting si chiama, tutto il mondo smetterebbe di mettere le barche a Montecarlo e le piazzerebbe qui. Invece qui non c'è nulla». Il protagonista di tanta dichiarazione d'amore per una darsena all'Arsenale è il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, ieri al Padiglione Italia per la visita ufficiale alla mostra curata da Vittorio Sgarbi. Un'idea che il ministro coltiva da sempre. Ma che ora, da ministro, ha un peso diverso: «Bill Gates ha detto ancora Galan dove metterebbe lo yacht?». E al Lido? Gli fa notare qualcuno: «Anche al Lido una darsena, c'è mercato per tutte e due». Ma non c'è solo la darsena nei ragionamenti di Galan, che per la prima volta da ministro in questi giorni ha girato Venezia con l'occhio più partecipe. Ieri all'Arsenale, mentre Sgarbi gli mostrava le opere, la direttrice generale del ministero, Antonia Pasqua Recchia, gli ha fatto notare che il presidente della Biennale Paolo Baratta, ha intenzione di non concedere più tutto lo spazio concesso «eccezionalmente quest'anno per i 150 anni dell'Unità d'Italia al Padiglione Italia». Il ministro ha guardato Baratta, Baratta ha cominciato a spiegare: «Abbiamo fatto i lavori, la parte nuova è predisposta per il riscaldamento, vorrei darla alla Danza per le sale prove e adibire una parte per i servizi al pubblico: qui non c'è niente per chi arriva fino al Giardino delle Vergini, solo un piccolo bar». Se ne discuterà, la trattativa è appena cominciata. Chissà però cosa direbbe il comitato di protesta nato proprio intorno all'Arsenale, che ieri, saputo dell'intenzione del Comune di concedere in via permanente all'Argentina la Sala d'armi ha annunciato una protesta: «Il Comitato perla Restituzione dell'Arsenale a Venezia, è indignato e denuncia la svendita da parte di Orsoni dell'Arsenale, che tradisce così lo stesso spirito del piano direttore approvato dal Comune», hanno scritto ieri. E oggi, per la Sensa, si presenteranno allo sposalizio del mare con le loro barche per protestare: «Non vogliamo la spartizione privatistica dell'Arsenale si legge ancora passiamo dalla Marina alla Argentina e la Città? L'Arsenale è della città». E sempre in tema di città la difesa di Galan alle sovrintendenze che hanno prestato i Tintoretto per la Biennale. Renata Codello, che era presente alla visita con Galan, spiega: «Si percepisce che moltissimi privati, permettendo l'uso dei primi piani e degli androni dei loro palazzi per la Biennale contribuiscono enormemente a mettere a norma i piani terra. E questo poi resta alla città ed è un indotto culturale».
Venezia. Galan davanti alle Gaggiandre rilancia il sogno della darsena
Il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan ha espresso la sua ammirazione per l'Arsenale di Venezia, descrivendolo come "un'improvvisa variazione del paesaggio" e come "ossigeno per Venezia". Ha anche sottolineato l'importanza di avere una darsena all'Arsenale, che potrebbe essere utilizzata per le barche e per le attività culturali. Tuttavia, la sua dichiarazione è stata contrastata da una protesta del Comitato per la Restituzione dell'Arsenale a Venezia, che denuncia la "svendita" dell'Arsenale all'Argentina e la "spartizione privatistica" della città.
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