Fin dalla formazione della giunta si capirà se l'euforia di questi giorni è destinata a durare, e dunque se il vento pulito della legalità incarnato da Luigi De Magistris è destinato a trasformarsi in buon governo, o se siamo invece di fronte all'ennesimo pseudo-rinascimento napoletano. Uno dei pochi nomi che il neosindaco ha speso in campagna elettorale è quello del giurista Alberto Lucarelli, già designato come assessore ai Beni Comuni: e se il resto della giunta terrà questo livello, ci sono ottime speranze che la stagione del riscatto non si risolva in una fiammata effimera. Ebbene, se De Magistris volesse dare un segnale veramente rivoluzionario, egli potrebbe affidare le deleghe che riguardano il patrimonio storico-artistico napoletano non all'assessore alla Cultura, ma proprio a quello dei Beni Comuni. In tutta Italia, e in amministrazioni di ogni colore politico, infatti, gli assessorati alla cultura sono ormai diventati agenzie pubbliche per l'organizzazione di 'eventi', spesso guidate non da assessori tecnici ma direttamente da politici. Più o meno consapevolmente, l'assessorato alla cultura è percepito come una leva importante per la costruzione dell'immagine del governo locale, e quindi per la costruzione del consenso. Non c'è bisogno di dire che il governo della 'cultura' non è dunque inteso come uno strumento che aiuti i cittadini a 'coltivare' la loro umanità, la loro vita intellettuale, la loro consapevolezza civile, ma come una sorta di succedaneo urbano della televisione teso ad arredare di appuntamenti l'insopportabile vuoto del 'tempo libero'. Un fenomeno, questo, che non solo desertifica la vita culturale delle nostre città, e produce clientelismo su scala industriale, ma che finisce per mettere in concorrenza gli eventi e i monumenti, ovviamente a tutto scapito dei secondi. E invece Napoli ha bisogno di riscoprire che le sue chiese (spesso chiuse, devastate dai furti e dall'incuria), i suoi palazzi e tutto il suo tessuto storico non stanno sullo stesso piano dei festival e delle mostre, ma sono appunto come l'acqua, l'aria e la salute beni comuni: quei monumenti, cioè, non servono ad intrattenere o a riempire il 'tempo libero', ma hanno una profonda funzione morale, spirituale e civile. In quanto bene comune, il patrimonio monumentale deve essere difeso e deve essere accessibile ai cittadini anche nelle parti che siano in proprietà privata. E lo sterminato patrimonio dello Stato, della Chiesa e del Comune deve diventare un'immensa biblioteca di pietre, forme e colori gratuitamente disponibile per la crescita di tutti. Non si tratta di una sfida da poco, ma se il vento pulito di questi giorni riuscisse a gonfiare la grande vela del riscatto del patrimonio monumentale cittadino, Napoli potrebbe diventare uno straordinario laboratorio di idee per tutta la nazione: un laboratorio in cui l'arte del passato non venga più percepita come una fonte di reddito per alcuni, o come un privilegio di pochi, ma come un bene comune sulla cui salvaguardia e condivisione costruire un futuro diverso. Tomaso Montanari
Caro Sindaco, ecco un'idea per la cultura
La formazione della giunta di Luigi De Magistris a Napoli ha generato un'atmosfera di euforia, ma è ancora da vedere se questo vento pulito della legalità si trasformerà in buon governo. Il neosindaco ha nominato Alberto Lucarelli, un giurista, come assessore ai Beni Comuni, e se il resto della giunta terrà questo livello, ci sono ottime speranze per un riscatto effettivo. De Magistris potrebbe dare un segnale rivoluzionario affidando le deleghe sul patrimonio storico-artistico napoletano all'assessore ai Beni Comuni. In Italia, gli assessorati alla cultura sono spesso diventati agenzie pubbliche per l'organizzazione di eventi, guidate da politici, piuttosto che da assessori tecnici.
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