Il momento clou del ciclo d'incontri "la Kore incontra la Dea" è sicuramente stato rappresentato dalla presentazione di "Chasing Aphrodite", il libro dossier dei cronisti del Los Angeles Times, Jason Felch e Ralph Frammolino da poco edito in America che ha portato i due reporter investigativi finalisti al Premio Pulitzer per l'inchiesta giornalistica sul crimine ai danni della Venere di Morgantina. I due finalisti al Pulizter hanno risposto ad alcune domande. Cosa può fare la Kore per valorizzare l'evento del rientro della "Venere" a livello internazionale? «Esattamente quello che avete fatto - dice Jason Flech - Il ciclo di seminari "La Kore incontra la Dea" è stato un eccellente strumento per alzare il livello della riflessione internazionale sul ritorno dell'opera. Continuate in questa direzione, con seminari rivolti ai due aspetti della ricerca: quello giornalistico-investigativo e quello storico-archeologico». L'opinione pubblica americana, sulla scorta del vostro libro, sarà interessata a conoscere meglio il territorio che ospita la Dea? «Lo speriamo - dice Ralph Frammolino - Gli americani hanno una visione romantica dell'Italia, ma l'archeologia è, di solito, vista come una cosa noiosa. Questo libro fa entrare direttamente la gente nella terra di della Dea di Morgantina. E' importante stimolare l'interesse, con continue proposte culturali che possano coinvolgere il pubblico. Ma non bisogna pensare solo al turismo; bisogna pensare alla qualità. Ripetiamo, la presenza di una università sul territorio è elemento fondamentale per il lancio culturale di Morgantina, del museo di Aidone e della Villa del Casale». L'Università "Kore" di Enna è l'università della Sicilia interna. Essa è dedicata alla dea Kore. Gli studenti americani, tenendo conto del successo del vostro libro, saranno interessati a venire in Sicilia per studiare Archeologia? «Questa università - risponde Jason Felch - è il luogo deputato in cui poter studiare la Dea, per molti motivi. Bisogna pensare alla ricerca, all'approfondimento scientifico, ancora mai affrontati. Tutto, sulla Dea, deve essere ancora scoperto. Noi non sappiamo chi fosse, non sappiamo in quale contesto essa fu trovata, non sappiamo quali oggetti ne componessero il corredo, non sappiamo la sua esatta datazione. Non sappiamo neanche se la testa sia quella giusta. In tutto questo panorama di tematiche da esplorare, l'Università Kore, con il suo corso di laurea in Archeologia del Mediterraneo, può porsi come centro internazionale di studi sulla Dea di Morgantina». L'idea che vi sono musei americani che ospitano beni trafugati all'estero ha provocato sconcerto nell'opinione pubblica americana? «Lo scandalo dell'inchiesta è stato grandissimo - dice Ralph Frammolino - Oggi gli americani sanno che quei musei sono templi di cose rubate e teatro dove sono accadute "brutte cose". Prima nessuno se ne rendeva conto. Abbiamo solo 200 anni di storia e gli americani non conoscevano la connessione tra popolo italiano, storia italiana e territorio italiano. Mentre venivano pubblicate le nostre inchieste, è successo che gli americani, avendo visto alcuni trofei e decorazioni dell'indipendenza americana presso un museo straniero, abbiano capito come si sono sentiti gli Italiani con i loro simboli sottratti da altri musei». 02062011