Torino nel 2006 non sarà soltanto, con le Olimpiadi invernali di febbraio, la capitale mondiale dello sport ma anche, in base a una recente decisione dell'Unesco, «capitale mondiale del libro». È una buona notizia (tanto più dopo la conclusione deludente, per la clamorosa assenza di proposte da parte del Governo, degli Stati generali dell'editoria) per la città che ospita, con la Fiera del libro, l'appuntamento più seguito dal pubblico dei lettori. Torino, che non mancherà di affiancare all'evento sportivo un nutrito programma di manifestazioni culturali, si caratterizza sempre più come una città che vive di cultura: come conferma l'eccellente stato dei suoi musei, da quello del Cinema, al Museo di arte contemporanea di Rivoli, alla recente costituzione della Fondazione del Museo Egizio. Eppure in anni recenti l'editoria libraria è stata segnata, in città e nell'intera regione, da una grave perdita d'identità. Case editrici gloriose, che avevano contribuito in modo determinante a creare un clima di fervore e di ricerca d'avanguardia e avevano fornito ai ceti dirigenti italiani un robusto alimento di cultura classica e scientifica, anche attraverso importanti editori scolastici, hanno perso la loro autonomia e gravitano ormai su Milano, capitale indiscussa dell'editoria giornalistica e libraria. L'Einaudi, casa editrice di punta del Paese nei decenni vitali della ricostruzione, vive e lavora ma appartiene al 100 alla Mondadori. Nel gruppo Bruno Mondadori gravita Paravia, e già molti anni fa la Zanichelli di Bologna ha acquisito la non meno gloriosa Loescher. Un pilastro culturale come la Utet, che con le sue collane storiche, giuridiche e scientifiche e le sue edizioni di classici era largamente presente nelle case dei professionisti piemontesi, appartiene ora alla De Agostini di Novara. E persino una casa editrice di successo come la Piemme di Casale Monferrato, che con la fortunatissima serie per ragazzi di Gerolamo Stilton e con le ricette di Suor Germana ha pubblicato alcuni fra i bestseller di questi anni, è stata acquistata dalla voracissima Mondatori. Sono perdite gravi, anche se la logica delle concentrazioni librarie si afferma in tutto il mondo, e all'estero più che in Italia. Per fortuna vi sono anche fatti in controtendenza. Dopo anni di crisi ha ripreso l'attività la Sei, la casa editrice scolastica dei Salesiani, affidata a Ulisse Jacomuzzi. Nel 2003 Vittorio Bo, già direttore editoriale dell'Einaudi, ha fondato a Torino, con la critica d'arte Maria Perosino, Codice edizioni, che si occupa prevalentemente di divulgazione scientifica (Codice cultura, società parallela, organizza tra l'altro il Festival della scienza di Genova). E Fabio Gabrielli, già responsabile del catalogo giuridico Utet. ora acquisito da Zanichelli, guida una nuova redazione che sta lavorando con successo a Torino, nelle storico palazzo Loescher: una sua esplicita richiesta, motivata anche dall'altissimo livello della scuole giuridica torinese.
La capitale mondiale del libro non frena la fuga degli editori
Torino sarà capitale mondiale del libro nel 2006, grazie a una decisione dell'Unesco. La città ospiterà la Fiera del libro, un evento importante per i lettori. Torino è una città che vive di cultura, con molti musei e manifestazioni culturali. Tuttavia, l'editoria libraria in città è stata segnata da una grave perdita d'identità negli anni recenti. Case editrici importanti come l'Einaudi, la Zanichelli e la Utet hanno perso la loro autonomia e sono state acquistate da altre case editrici. Ci sono però anche fatti in controtendenza, come la ripresa dell'attività della Sei e la fondazione di nuove case editrici come Codice edizioni e la redazione guidata da Fabio Gabrielli.
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