Il soprintendente De Marinis blocca il progetto della Filanda: "Non sappiamo cosa c'è lì sotto" Fano Stop al condominio di almeno 22 appartamenti nell'area archeologica di via De Amicis, non passa il progetto della società La Filanda per il recupero del teatro romano. Il soprintendente per i beni archeologici delle Marche, Giuliano De Marinis, è stato chiaro nell'incontro avuto ieri con il sindaco Aguzzi ad Ancona: "Non do il mio parere a questo né ad alcun altro progetto finché non saranno completati gli scavi in tutta l'area. Ricordo che sull'intero cantiere di via De Amicis è stato imposto il vincolo archeologico quindi senza il mio parere non si può costruire". Si sventa così il rischio di uno scempio, che era stato paragonato dalle associazioni Dimore storiche, Fai e Italia Nostra alla devastazione di Fano compiuta dagli Ostrogoti nel 539: nessun reperto archeologico finirà per sempre sotto una colata di cemento. Il soprintendente De Marinis ha confermato la preoccupazione e interpretato le istanze del mondo fanese della cultura espresse con prontezza all'annuncio da parte del sindaco di un cambio di indirizzo rispetto alla permuta dell'area con una zona agricola di Bellocchi da rendere edificabile con 120 alloggi. L'architetto Amadei, incaricato dagli imprenditori Minardi e Sperandini Adanti, aveva dichiarato che sarebbe stato recuperato tutto il teatro romano ma su questo punto fa chiarezza lo stesso soprintendente. "Secondo l'ultimo progetto presentato - afferma De Marinis - si costruirebbe anche su un'area che dovrebbe conservare, secondo i nostri rilievi, l'orchestra e la scena del teatro romano, quantomeno ciò che non fu distrutto dalla cabina dell'Enel edificata negli anni Settanta. Ma si deve scavare anche nel fabbricato d'ingresso, nel cui sottosuolo sono state già rinvenute strutture di epoca romana, e in tutte le parti dell'area ancora non esplorate. Non si può costruire nulla finché non si saprà che cosa ci sia lì sotto". Il sindaco si è dichiarato d'accordo con questa impostazione, correggendo in modo sostanziale la sua originaria posizione, tanto che aveva contestato le prime critiche ritenendo che fosse falso sostenere che gli appartamenti sono previsti in parte sul teatro romano. Anche diversi assessori sono caduti nel suo stesso equivoco, quello di credere che il restauro delle parti emerse del teatro romano corrispondesse al recupero dell'intero monumento, che invece in buona parte deve essere ancora portato alla luce. Un merito particolare nella vigilanza culturale e civica su questo aspetto va riconosciuto all'avvocato Luciano Filippo Bracci che per primo, planimetrie alla mano, ha messo in evidenza le contraddizioni del progetto della società La Filanda. Ora secondo De Marinis ci sono due strade possibili da seguire, visto che il Comune ha ribadito di non aver risorse per intervenire nell'area: la Soprindentenza può chiedere fondi al Ministero per completare gli scavi, che sarebbero eseguiti tra un anno; oppure la proprietà può anticipare l'operazione, sotto la direzione della Soprintendenza, col vantaggio di concluderla prima. Poi si deciderà come procedere, con la possibilità di recuperare la permuta nel caso si scoprisse un vasto patrimonio archeologico. Ora la parola torna alla società La filanda. LORENZO FURLANI