Un problema politico, la gestione delle Olimpiadi invernali del 2006, come è apparso chiaro dalle polemiche locali e nazionali. Ma anche un problema di rapporti tra il Comitato olimpico e la città di Torino, intesa come abitanti e come imprese. Michele Coppola, vicepresidente del consiglio comunale del capoluogo, si lamenta infatti per l'incapacità dei vertici del Toroc di coinvolgere gli abitanti, di motivarli, di farli sentire protagonisti di un avvenimento straordinario. Ma Coppola lamenta anche la strategia del Comitato che, a suo avviso, avrebbe penalizzato le imprese locali, a differenza di quanto è avvenuto in altre città olimpiche. Perché non basta spacciare per "cuneese" l'asiatica Asics per spiegare le ragioni che hanno portato a preferirla, senza gara pubblica, alla torinesissima Basic Net (Kappa, Robe di Kappa, Kway, Superga). In effetti le responsabilità di questa distanza tra il "palazzo" e la società civile sono molteplici. E se affidare l'immagine delle Olimpiadi a un unico personaggio, non particolarmente adatto, non si è rivelata una scelta azzeccata, il pubblico subalpino non pare essersi entusiasmato né per i rari eventi organizzati per coinvolgerlo né per la scelte dei pupazzetti come mascotte dei giochi. Troppe scelte calate dall'alto, ignorando sentimenti, gusti, storie, tradizioni. Ma le responsabilità non sono solo del Toroc. La Rai, nonostante le ripetute promesse, continua a latitare. Quella nazionale, innanzi tutto. Il progetto di Rai Alp pare svanito nei corridoi romani mentre anche il centro di produzione Rai di Torino non si è distinto per le iniziative dedicate alle Alpi. Forse si ritiene che la montagna non interessi, non faccia audience. Però quando in un apprezzabile tentativo di ricreare i rapporti tra Torino e le sue Alpi si portano gli alpeggi in città, la risposta dei torinesi è massiccia e positiva, a dimostrazione che la storia non si cancella solo per seguire filoni culturali moderni e politicamente corretti. Eppure Torino è riuscita anche a perdere il Salone della Montagna. Manifestazione da tempo in declino e che si era tentato di rilanciare proprio per accompagnare l'evento olimpico. Invece non ha funzionato, con polemiche e dispetti tra organizzatori ed enti locali. E ora di sci e montagna si parla all'analoga manifestazione emiliana che, ovviamente, funziona più che bene. «In ogni caso essersi aggiudicati le Olimpiadi garantirà grandi benefici al territorio» assicura Mario Cifarelli, presidente del Forum Cultura e Impresa. Perché se non si è riusciti, sino ad ora, ad approfittare adeguatamente delle potenzialità del ritorno d'immagine a livello mondiale, per lo meno si sono ottenuti ingenti finanziamenti pubblici per dotare il territorio di nuove infrastrutture. Utili soprattutto in prospettiva post Olimpica. Dalle circonvallazioni per superare alcuni nodi stradali ai villaggi media che serviranno, dopo i giochi, per ospitare gli universitari ma anche per normali abitazioni e uffici. E ancora i palazzetti del ghiaccio, messi alla prova già nel 2005 con 5 manifestazioni sportive di Torino Ice (al Palavela, a Torino Esposizioni, all'Oval e al Palahockey), per poi essere utilizzati in altro modo dopo i giochi. Senza dimenticare il rinnovamento degli impianti di risalita e delle piste da sci, o i massicci investimenti (con notevoli contributi regionali) per ammodernare l'intero sistema alberghiero e della ristorazione. Non sempre i risultati sono stati pari alla spesa pubblica, ma qualche segnale positivo relativo al cambiamento di mentalità si è registrato. La guida Michelin ha restituito a Torino almeno una stella per i ristoranti del capoluogo, anche se le gare di sci, svoltesi lo scorso inverno in Val Susa, hanno evidenziato problemi di accoglienza inaccettabili per un'area olimpica. E i cospicui incrementi turistici attesi per i prossimi anni come effetto dell'immagine olimpica possono essere bruscamente frenati da comportamenti scorretti degli operatori del settore o da un eccessivo aumento dei prezzi.
Penalizzate le imprese locali, la città è ancora poco coinvolta
Il Comitato olimpico e la città di Torino hanno avuto problemi durante le Olimpiadi invernali del 2006. Michele Coppola, vicepresidente del consiglio comunale, lamenta l'incapacità del Comitato di coinvolgere gli abitanti e motivarli. Coppola sostiene che la scelta di Asics come fornitore di abbigliamento olimpico abbia penalizzato le imprese locali. La Rai non ha realizzato il progetto di Rai Alp, e il centro di produzione Rai di Torino non ha fatto nulla per le iniziative dedicate alle Alpi. Torino ha anche perso il Salone della Montagna, manifestazione in declino.
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