Levento La prima foto è in realtà un disegno di fine '800. Si vede il castello normanno-svevo di Bari, dal lato che affaccia su piazza Massari, con il fossato riempito fino a livello della strada. Sotto ci sono, infatti, due grandi cisterne dacqua. Nella Puglia sitibonda, prima dellAcquedotto pugliese, è il castello a dissetare i baresi. Si fanno scoperte, di foto in foto (circa 80), con la mostra Il castello normanno-svevo nella documentazione fotografica e archivistica del XX secolo. Sarà inaugurata questa sera alle 19, in occasione delle aperture straordinarie dei "Martedì in arte". A fare gli onori di casa, il soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici, Salvatore Buonomo, e la direttrice del monumento, Annamaria Lorusso che è anche curatrice della mostra insieme a Giulia Anaclerio. Il viaggio a ritroso nella storia comincerà dalla sala multimediale dove le foto in esposizione saranno prima presentate in videoproiezione, poi mostrate. Si tratta di materiale iconografico dellarchivio fotografico della Soprintendenza ai Beni architettonici e di quella ai Beni storici di Puglia. «Un percorso che ha affascinato noi per primi - spiega Lorusso - di questo luogo abbiamo scoperto inaspettati retroscena». La trasformazione del castello racconta la storia della città, visto che il fortilizio, datato 1131, cambiava il suo volto, di decennio in decennio, accordandosi alle esigenze di Bari. «Da metà '800 ospita un carcere e una caserma, in una foto si vede lesterno di quella che ora è la sala multimediale, sormontato dal cartello "Gendarmeria". Nei primi del '900 sul lato sud al posto delle cisterne, sorgono brutte casupole, sede di un ente assistenziale per i meno abbienti, le Cucine economiche». Dal 1927, per intervento di Di Crollalanza comincia la liberazione del fossato e, nel 37, la destinazione del castello si avvicina al suo senso contemporaneo: diventa sede della Soprintendenza ai monumenti. In mezzo ci sono guerra, truppe anglo-americane, rifugi antiaerei e ricoveri per la Croce rossa. Poi, sotto legida di Francesco Schettini, soprintendente dal 47 al 65 cominciano i lavori di restauro. E qui, a testimoniarlo, la foto che più ha meravigliato la Lorusso: «È del 1960 e si vedono, mentre smontano il paramento murario nel cortile centrale, circa 25 operai su ununica impalcatura lignea senza alcuna protezione. Altri tempi, davvero». La mostra sarà visitabile tutti i giorni, mercoledì escluso, dalle 8,30 alle 19,30. Stasera lingresso è gratuito (si entra fino alle 22; info 080.52.86.219210) per liniziativa "Martedì in arte". Alle 21,30, visita guidata con Giulia Anaclerio.