Una mostra allAccademia sdogana lo scultore pratese spesso ritenuto minore Aiutò larte italiana nella difficile conquista del reale Allievo di David amico di Ingres lo studio fiorentino fu frequentato dal jet set dellepoca Le sue lezioni fecero scalpore quando iniziò a portare in classe delle fotografie Una mostra «controcorrente», lha definita ieri, inaugurandola, la soprintendente del Polo Museale Cristina Acidini. Il che sembrerebbe davvero un paradosso: cosa cè, infatti, di più canonico, e «riconoscibile», della perfezione formale di sculture come quelle esposte da oggi alla Galleria dellAccademia (fino al 6 novembre) a firma Lorenzo Bartolini? «Scultore del bello naturale», precisa il titolo di questa prima grande rassegna monografica - a cura di Franca Falletti, Annarita Caputo, Ettore Spalletti, promossa dal Ministero dei Beni culturali con la Soprintendenza per i beni artistici e storici e per il Polo Museale, Firenze Musei, e lEnte Cassa di Risparmio - in omaggio a una figura ingiustamente dimenticata dalla cultura artistica e dalla critica, nonostante i vertici raggiunti dalla sua produzione, fino alla sua scomparsa nel 1850 (Bartolini era nato a Prato nel 1777). Paragonato a Canova, ai suoi tempi, ricercato nel suo studio a Firenze (in via della Scala, poi in via delle Belle Donne, poi in San Frediano) dalla committenza più colta ed esigente dEuropa e dAmerica, lo scultore toscano fu forse vittima di uno stereotipo, che non rese onore al suo immenso talento. Neoclassico in gioventù, formato nellatelier di David a Parigi, amico di Ingres, autore del busto bronzeo di Napoleone per il Louvre, direttore dellaccademia di Belle Arti a Carrara sotto lala protettrice dei Bonaparte, e poi purista, ammiratore del '400 fiorentino, e romantico, pervaso da sinceri valori civili, capace di infondere al marmo - come agli straordinari gessi preparatori, custoditi nella gipsoteca della Galleria dellAccademia, molti dei quali messi per la prima volta a confronto con le rispettive sculture - laura del sentimento. Come in quel vertice di tensione morale che è la «Fiducia in Dio», del '34-35, ritratto di una giovane adolescente nuda, accovacciata, mani intrecciate e sguardo puntato verso lalto. Scultore delle grandi commissioni monumentali, dei busti celebrativi (ritrasse, fra gli altri, Madame de Stael, Lord Byron, Franz Liszt, Gioacchino Rossini, i Demidov), e però via via sempre più innamorato della verità del reale, la natura in sé, che già alludeva, ai suoi occhi, a qualcosa di più che soltanto a una «bella forma», e incuriosito dalluso «rivoluzionario», per la percezione delle cose, dei primi dagherrotipi. Finché «Bartolini statuario» - come si firma nella stele del suo giardino in Borgo Pinti, con su scolpita la figura di un gobbo con uno specchio e in lotta contro il serpente-invidia, divenuto suo personale emblema - contro i sostenitori del bello ideale esprimerà così, sulla stessa stele, la sua concezione estetica: «Tutta la natura è bella relativa al soggetto da rappresentarsi, e chi sa copiare tutto saprà fare». Dunque, il bello non è solo oggettivo, non è un canone, ma è la natura riprodotta nel rispetto di ciò che è, qualunque sia la sua forma. Quando, il 4 maggio 1840, ne parlò ai suoi studenti dellAccademia di Belle Arti di Firenze, un anno dopo la sua nomina a maestro di scultura, facendo entrare in aula un giovane gobbo, fu il caos: contro il classicismo accademico, Bartolini invitava ad attingere ai Greci del V secolo, al '400 e '500 toscani, ma soprattutto direttamente al reale. Anche attraverso riproduzioni fotografiche, dopo aver sempre offerto agli allievi modelli viventi. Nelle opere di Bartolini, ha detto ieri Acidini, si rappresenta il tema radicale «che attraversa i secoli e percorre e tribola lestetica», e cioè «la bellezza allo stato puro». Ma appunto: rispetto «ai nostri tempi di degrado e approssimazione», cosa più in «controtendenza» della riscoperta della «qualità assoluta» di unopera del genere? Settanta sculture, in questo caso, molte delle quali visibili per la prima volta dall800, che scandiscono le tappe artistiche dello scultore - dal Napoleone di Bronzo (dal Louvre), allAmmostatore e alla Maria Naryskina Gourieva (Ermitage), alla Fiducia in Dio (Poldi Pezzoli) - con un «assembleaggio» che ha visto collaborare molti musei, richiesto un intenso lavoro di indagine e portato alla scoperta di pezzi sconosciuti nonché allattribuzione a molti busti della Gipsoteca. «Finalmente una mostra» dice Falletti «che costringe un museo alla ricerca».
La bellezza allo stato puro di quel maestro dimenticato
La mostra allAccademia di Firenze esplora la carriera e il talento dello scultore Lorenzo Bartolini, spesso dimenticato dalla cultura artistica e critica. Bartolini fu un neoclassico in gioventù, formatosi allatelier di David a Parigi, e poi un purista, ammiratore del '400 fiorentino e romantico. Le sue opere infuserono al marmo laura del sentimento e rappresentarono la bellezza allo stato puro. La mostra, curata da Franca Falletti, Annarita Caputo e Ettore Spalletti, presenta settanta sculture, molte delle quali visibili per la prima volta dall800, e ha visto collaborare molti musei.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo