Ministri più colti, norme certe e adeguamento dei fondi. Altro che tagli al Fondo unico dello spettacolo. L'Agis, l'Associazione generale italiana dello spettacolo, continua la propria vertenza, dichiarando guerra alla disattenzione delle istituzioni pubbliche, con la sola eccezione del ministero delle attività culturali. Chiama in causa testimonial per cinema, musica, teatro: da Verdone e Vanzina a Proietti, Muti, Accardo, Gelmetti, pubblicando i loro interventi sul Giornale dello Spettacolo. «Il decreto taglia spese ha decurtato di altri 30 milioni di euro (18 per il cinema) gli stanziamenti per lo spettacolo per il 2004, in aggiunta alla precedente riduzione di 8 milioni per le fondazioni lirico-sinfoniche, non tenendo conto di attività già programmate e in corso di svolgimento», ricorda Alberto Francesconi, presidente dell'Agis, «Per il 2005 il Fus è già stato diminuito di dieci milioni e si annuncia un'ulteriore riduzione di 10 milioni. Per il cinema si rischia di passare dai 71,7 milioni di euro del 2004 fino a 40 milioni di euro per l'anno prossimo. Da tenere in conto che già adesso il segno è negativo: il cinema registra un -26,9, rispetto ai 91 milioni di euro del 2003». Il Fondo unico dello spettacolo, sceso da 945,4 milioni di euro (2003) a 900 milioni (-5) di quest'anno, sta diventano una coperta che non riesce a scaldare più nessuno. «Il governo non si rende conto che di questi contributi restituiamo il 70 alle casse dello stato sotto forma di Iva, Irpef, Empals, occupazione, benessere», continua il presidente. «Non si comprende il legame strettissimo tra beni culturali, turismo e attività culturali, comparti vitali per l'economia del nostro paese. Qualcuno si prenda carico di dare la giusta attenzione all'attività storica della nostra nazione. L'Italia è vincente per questi tre settori, ma riusciamo a fare peggio della Spagna, della Grecia e persino della Repubblica Ceca che ha visto un boom turistico, senza avere le Dolomiti e Capri. Lo spettacolo attira turismo interno e internazionale: sono stati 200 mila gli spettatori per Paul McCartney al Colosseo, 600 mila agli eventi estivi dell'Arena di Verona. Come dice Proietti è vero che la cultura costa, ma paga molto». Il cinema, tra i settori dello spettacolo, è quello che riesce a trovare più degli altri risorse private, per esempio, l'eserci-zio con i multiplex tutela posti di lavoro. Grandi difficoltà, invece, incontrano teatro, musica, circhi. Francesconi non è contrario ai tagli agli sprechi ma è bene controllare meglio come vengono spesi i soldi pubblici. «Sono stati respinti emendamenti bipartisan per il reintegro del Fus, almeno a livello 2004, mentre registriamo che sono confermati gli incentivi per la tv digitale e aboliti i contributi per l'editoria», prosegue. «L'incultura televisiva interessa molto al governo e alla maggioranza parlamentare; la cultura di editoria e spettacolo no. Con quali mezzi finanziari lo Stato sosterrà la riforma del cinema e quella dello spettacolo dal vivo?. Con i tagli del 2 alle spese non obbligatorie del ministero delle Attività culturali?». Il presidente Agis sottolinea gli sprechi degli enti locali e cita, tra gli esempi «il contributo di 1 milione di euro di una regione meridionale per un corso di aspiranti attrici, veline, passaparoline e quant'altro». Servirebbero burocrati, ministri e governanti più oculati? «No, direi, più colti», risponde Francesconi. E Verdone nel suo intervento, ribadisce: «Temo che questo paese sia culturalmente in netta regressione. Le responsabilità della televisione nel degrado culturale del paese sono pesantissime». L'Agis chiede dunque una rapida definizione del o dei decreti ministeriali per il 2005 d'intesa tra governo, regioni, province e comuni e consultazione delle categorie e adeguamento dei fondi in Finanziaria per gli interventi 2005.