Padiglione Italia. La presenza dei 200 artisti selezionati dagli intellettuali europei fa della mostra ideata da Sgarbi la più numerosa dal 1895 Il Padiglione Italia di questa 54ma Biennale è quello con il maggior numero di artisti mai predisposto dal 1895: circa 200 a Venezia più quelli sparsi nelle sedi periferiche, per un totale che supera «i Mille» prefissati per celebrare i 150 anni della nazione. Tanto assemblearismo è nato dalla scelta del curatore non-selezionatore Vittorio Sgarbi di delegare ad altrettanti «intellettuali» europei l'indicazione di un artista prediletto. Su tappeto c'erano varie opzioni: declinare l'invito, scegliere un «amico», indicare con ragioni critiche l'adozione. Tutte e tre le scelte finiscono con il rispecchiare le pluralità dell'Italia odierna che va dal massimo impegno alla massima raccomandazione tanto da fare della mostra un «rispecchiamento» del Paese. Se dei primi due tipi di scelte si è dato nota con le critiche di Barilli e Agnese e le rinunce di artisti come Cristiano Pintaldi («Ricevere un invito a soli 13 giorni dalla sua inaugurazione è la cosa meno professionale che io abbia mai sentito») , raccogliamo qui le ragioni che hanno spinto tre intellettuali di fama internazionale a rispondere alla richiesta degli organizzatori della Biennale. Il drammaturgo e scrittore britannico Hanif Kureishi, autore di Il Budda delle periferie, ha documentato in un lungo testo (conservato dal suo agente Roberto Santachiara) i contenuti della scelta caduta sulla pittrice veneziana Serena Nono. Kureishi, del resto, aveva già presentato alla Galleria d'Arte Traghetto Nightlight, mostra dell'artista ispirata al suo racconto. «Ho cominciato a esaminare i dipinti di Serena negli ultimi anni scrive , ma ho amato la sua opera fin da quando lei era una studentessa a Londra. Sono sempre stato attratto dalla passione e dall'indagine, dal senso di avventura che scaturiscono da essa. Negli ultimi dieci anni mi ha appassionato il fatto che abbia scandagliato le profondità della spiritualità e dell'umanità che prima si trovavano proprio nel mondo astratto della pittura». Kureishi ricorda come la pittura della Nono rimandi sia alla tragedia in cui è precipitata l'Europa un secolo e mezzo fa sia «all'ammirazione nei confronti di pittori contemporanei, da Rauschenberg a Vedova». La scelta del grande regista Ermanno Olmi è caduta su Tino Stefanoni. «Può un dipinto di estrazione figurativa essere al tempo stesso immagine del reale e la negazione di ciò che rappresenta?» si chiede Olmi accompagnando la scelta. «Questa è la sfida tra la raffigurazione e il suo "oltre" che Tino Stefanoni propone da più di trent'anni. Così scrive agli organizzatori come il "Grande aereo in volo" nelle sue opere intitolate Apparizioni. Ma se si considera l'apparizione come realtà che si rivela misteriosamente e in tutte le sue ambivalenze, quale sarà l'esito che seguirà tale condizione di sembianza e provvisorietà? Forse 1"'evanescenza" conclude il regista che non è la traslazione dell'intento poetico nel metafisico bensì la "trascendenza" della sua stessa oggettività materica: la "poesia"». Marc Fumaroli non sceglie, ma spiega. «Avrei segnalato tra gli artisti italiani a me noti Leonardo Cremonini, ma purtroppo è scomparso da poco», scrive il saggista e critico letterario francese. Dicendosi poi non in grado di rispondere a causa del sistema del rapporto tra arte e media. «Sono sicuro che ci sono artisti italiani contemporanei di grandissimo rilievo, ma non li ho incontrati, sono nascosti, forse clandestini, perché le potentissime e ricchissime luci della pubblicità si concentrano su artisti cosiddetti contemporanei, italiani tra altri, che certo hanno da fare con lo show business e la Borsa, e non con le belle arti». Va ricordato che molti altri hanno espresso preferenze che sono frutto anche di scelte critiche, da De Conciliis indicato da Ettore Tahar Ben Jelloun, a Giuseppe Bergomi (autore di lavori ispirati all'arte africana) segnalato da Mario Botta. Quindi alle coppie Pino Chimenti e Gillo Dorfles, Lello Esposito e Ferzan Ozpetek, Ercole Pignatelli (sottovalutato padre di Luca, presente alla scorsa Biennale) e Salvatore Veca, il pittore d'architetture Marco Petrus scelto da Marcello Veneziani e Marcello Pietrantoni indicato da Stefano Zecchi. Sono stati indicati anche Pistoletto (in mostra anche al MaXXI), Kounellis, la Accardi e la Beecroft. Forse ci sarà Cattelan.
Biennale. Kureishi, Olmi, Fumaroli: le ragioni delle nostre scelte per la Biennale
Il Padiglione Italia della 54ma Biennale di Venezia è la mostra con il maggior numero di artisti mai predisposto dal 1895. Circa 200 artisti italiani sono stati selezionati dagli intellettuali europei, guidati dal curatore non-selezionatore Vittorio Sgarbi. La scelta è stata basata sulla pluralità dell'Italia odierna, con artisti che hanno espresso il massimo impegno e la massima raccomandazione. Il drammaturgo Hanif Kureishi ha scritto un testo in cui ha documentato la scelta della pittrice Serena Nono, che ha ricevuto l'invito per la sua opera che rimanda sia alla tragedia europea sia all'ammirazione nei confronti di pittori contemporanei.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo