CENTO (Ferrara). Il collo torto del levriero, la mezzaluna, il blu profondo, la perfezione del volto. E mentre nella piazza che gli è stata intitolata ancora si festeggia per l'elezione del nuovo primo cittadino, quel suo dipinto così affascinante torna in terra natta. Si mostra così per la prima volta nel suo splendore a studiosi, amanti dell'arte e semplici curiosi, dopo un attento intervento di ripulitura. Diana cacciatrice, realizzata dal Guercino (al secolo Giovanni Francesco Barbieri) intorno al 1658. Il dipinto verrà presentato venerdì alle 17 nella Sala Zarri del Palazzo del Governatore di Cento e alle 18 alla Pinacoteca Civica dal critico d'arte Davide Dotti (in mostra al pubblico dal 4 giugno al 10 luglio). E splendida la dea romana immortalata su una grande tela, di proprietà della Fondazione Sorgente Group di Roma raffigurata nel preciso istante in cui lei, signora delle selve, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici, interrompe la caccia nei boschi accompagnata dal levriero e volge lo sguardo verso l'amato pastore Endimione, assopito per suo volere in un sonno eterno per preservare intatta la bellezza del suo volto che Diana, secondo il mito narrato da Apollonio Rodio, ogni notte si recava a contemplare. «BELLA ed elegante nella sua classica idealizzazione come una scultura ellenistica spiega Dotti nel suo saggio in catalogo , la sensuale Diana cacciatrice manifesta la sensibilità estetica tipica del linguaggio del tardo Guercino nel momento della massima edulcorazione del classicismo reniano che il maestro fece proprio dopo il trasferimento a Bologna nel 1642, in seguito alla morte dell'eterno rivale Guido Reni». Guercino, così soprannominato per quel suo fatale strabismo, morì soltanto otto anni dopo aver terminato questo capolavoro. Nelle sale della Pinacoteca Civica di Cento, poi, sarà anche possibile ammirare il seicentesco ritratto del conte Fabio Carandini (Guercino realizzò il dipinto proprio per il conte Carandini). Un'irripetibile opportunità per riavvicinare dopo più di tre secoli il committente e quella Diana cacciatrice guerciniana che anticamente faceva parte della sua prestigiosa raccolta d'arte.