Como: venduto dal Comune a mezzanotte, due inchieste aperte e ora interviene la Soprintendenza COMO. Il palazzo dei politici è ancora nei guai. È fermo, infatti, uno dei più importanti cantieri della città, in pieno centro storico, tra via Diaz, via Indipendenza e via Raimondi, 8 milioni di curo di investimento per ricavare abitazioni ed uffici nell'ex Intendenza di finanza. Da almeno tre settimane, la grande gru non gira, nessun mezzo operativo va e viene, non c'è ombra di operaio o di tecnico, salvo qualche addetto che ogni tanto entra ed esce. Ma almeno trenta persone dovevano essere al lavoro dalla mattina alla sera, sul ponteggio telonato che occupa tre lati o entro le spesse mura perimetrali. Era un cantiere che sembrava in pieno fervore da un paio d'anni e di recente si era pure ampliato. Invece, sono intervenuti problemi con le soprintendenze ai Beni Archeologici, Architettonici e al Paesaggio che anche l'altro ieri hanno compiuto un sopralluogo sul complesso soggetto a vincoli: non è stata disposta, secondo quanto s'è appreso. alcuna ordinanza di sospensione dei lavori, ma l'attività non può neppure procedere. «Effettivamente, siamo in una fase critica: il cantiere è paralizzato. Alcune indicazioni della Soprintendenza sono incompatibili con impianti, servizi ed assetti progettati», spiega Emilio Pedrana, socio della Srl «Como 2006», che aveva acquistato il compendio dalla Società Sicilcasa, la quale, a sua volta, l'aveva comprato all'asta bandita da Coni Servizi, a cui era stato passato dal Demanio. Sulla vendita a «Como 2006» della porzione di proprietà comunale lungo via Indipendenza, deliberata dalla giunta convocata d'urgenza a notte fonda, le Procure della Repubblica di Como e della Corte dei Conti di Milano hanno aperto indagini. Ma i problemi sono di compatibilità tra la conservazione di elementi secolari e le esigenze di adeguamento agli standard oggi richiesti dal mercato e dalle norme. «Per esempio, le norme attuali - sottolinea Pedrena - impongono l'isolamento termico ed acustico e noi intendiamo insonorizzare e certificare in classe energetica A, il massimo. Oppure, gli scalini sono troppo alti, dobbiamo ridurli per norma, ma la Soprintendenza sostiene che i vincoli monumentali sul palazzo non possono essere toccati. Su questi e su altri aspetti, i nostri progettisti hanno presentato proposte, ma nessuna è stata accettata e non è facile trovare una soluzione. La conservazione? Il legno delle solette e dei solai è durato secoli ed è marcio, non è recuperabile. E impossibile evitare la demolizione». È il problema di tutti gli interventi in centro storico: per anni, se n'è discusso a Como; sul tema della ristrutturazione di antichi palazzi per adeguarli alle esigenze contemporanee si sono tenuti centinaia di convegni e si sono soffermati esperti di ogni livello, mentre gli operatori economici verificavano costi e benefici. Per anni, si sono inseguiti i titoli sulla città storica bloccata e, di conseguenza, a rischio degrado e declino: troppo impegnativi gli interventi, pesanti i tempi lunghi delle pratiche e della burocrazia. Ma la città murata rappresenta un ambiente unico: non è neppure pensabile che la Soprintendenza accenda il semaforo verde senza passare almeno dal giallo e con estrema cautela. Quando un valore secolare è snaturato, è come se fosse perduto per sempre: la svolta di questi anni è rappresentata dalla sensibilità che si oppone alla deregulation, chiede misura, inserimento nel contesto, rispetto dell'architettura e della tipologia e non solo per le facciate. «Ma noi abbiamo agito fin dall'inizio presentando ogni progetto e ogni particolare di progettazione alle Soprintendenze - sostiene Pedrana - Non abbiamo toccato niente senza autorizzazione. Il punto è che le norme si sovrappongono e si contraddicono e siamo in mezzo a questo conflitto burocratico. Noi non vogliamo cancellare o calpestare i valori storici, architettonici o monumentali. Ma il palazzo dovrà essere funzionale alle esigenze contemporanee». La scheda. Due inchieste e una giunta volante Non soltanto la Corte dei conti. Da qualche mese anche la Procura della Repubblica di Como sta indagando sul caso della vendita lampo di quella porzione di Intendenza di finanza che apparteneva al Comune di Corno, tra via Diaz e via Raimondi. L'inchiesta, ancora ferma allo stadio dei cosiddetti "atti relativi" (in altre parole non c'è al momento alcuna ipotesi di reato), trarrebbe origine da un esposto redatto dallo stesso misterioso cittadino cui si deve anche l'interessamento della magistratura contabile milanese. I riflettori sono quindi puntati sulla porzione di immobile che il Comune vendette, con una giunta straordinaria convocata a tarda sera il 7 luglio 2008 (con sollecito del sindaco via sms) mentre allo stadio Sinigaglia era in corso il concerto di Jovanotti. Scopo della seduta urgente approvare la vendita a trattativa diretta con la società Como 2006 (tra i soci figura anche il cognato di Di Pietro Gabriele Cimadoro della porzione dell'Intendenza di finanza di proprietà comunale. Ad approvare la vendita proposta dall'assessore al Patrimonio Enrico Cenetiempo, il sindaco Stefano Bruni, gli assessori del Pdl (oggi fuori dalla giunta) Umberto D'Alessandro e Paolo Gatto, i colleghi di partito Anna Veronelli e Sergio Gaddi e il leghista Maurizio Faverio. Assenti, invece, Paolo Mascetti, Fulvio Caradonna, Francesco Scopelliti, Alessandro Colombo e Diego Peverelli.
Como. Ancora nei guai il palazzo dei politici
Il cantiere del palazzo dei politici a Como è paralizzato. La Soprintendenza ha interrotto gli lavori per incompatibilità con le norme attuali. Il cantiere, che doveva ricavare abitazioni ed uffici, è stato acquistato da Como 2006, una società che ha presentato proposte per risolvere i problemi. La Soprintendenza ha rifiutato le proposte e ha deciso di sospendere gli lavori. La Procura della Repubblica di Como sta indagando sulla vendita lampo del palazzo. La giunta di Como ha approvato la vendita a trattativa diretta con la società Como 2006. La vendita è stata approvata da alcuni membri della giunta, ma non è stata approvata da tutti.
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