L'autorevole esperto del Sanzio ieri ad Artenews in onda su Raitre: «Ci sono interessi milionari che mettono in gioco carriere» Nell'anno dei tagli alla cultura, delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia e della censura, con prigionia, di molti artisti, divampa l'ultima polemica sulla veridicità di un quadro celebre. L'artista in questione è Raffaello Sanzio, genio del Rinascimento, complesso ed enigmatico al punto che molte delle opere a sua firma, risalente ai cinque anni prima della morte, non sono sue, mentre altre non firmate sì. Intorno al 1518 Raffaello dipinse la visione di Ezechiele. L'opera è ricordata da Giorgio Vasari in casa del conte Vincenzo Ercolani a Bologna e raffigura «un Cristo a uso di Giove in cielo e d'attorno i quattro Evangelisti, come gli descrive Ezechiel; uno a guisa di uomo e l'altro di leone e quello d'aquila e di bue, con un paesino sotto figurato perla terra, non meno raro e bello nella sua piccolezza che sieno l'altre cose sue nelle grandezze loro». All'inizio di maggio Tommaso Cerno, giornalista dell'Espresso, racconta, sulle pagine del settimanale, una storia che si basa su fatti da lui raccolti, che ha il taglio di un giallo e che scatena un putiferio: La visione di Ezechiele, il celebre dipinto esposto a Firenze in palazzo Pitti, «è una copia dipinta dopo la morte del maestro. Un incredibile inganno durato secoli e rivelato dall'indagine accuratissima di uno studioso veneziano. Ostacolato dalla lobby dei musei, che alla fine è riuscito a trovare un quadro identico». Una copertina di giornale che è come un sasso nello stagno, punte di polemica aspre, con "guelfi e ghibellini" sulle barricate e lancio di invettive. Non ultima, quella del critico d'arte Vittorio Sgarbi che in un primo tempo si abbatte 'con grazia" su Roberto De Feo, lo studioso che è fonte dell'Espresso, bollando la tesi del suo ex allievo come «burla». I tempi sono quelli precedenti la messa in onda della sua trasmissione, sospesa alla prima puntata dopo il clamoroso flop degli ascolti, poi lo stesso critico ferrarese ci ripensa e non prende posizioni nette sul sì o sul no. Dunque tempesta in un bicchiere d'acqua o insabbiamento? Al quesito hanno provato a dare risposta lo stesso Roberto De Feo e Claudio Strinati, dirigente del ministero dei Beni Culturali, docente di storia dell'arte e grande studioso di Raffaello, nella trasmissione Artenews in onda su Raitre, ieri mattina. Pacati i toni, di grande saggezza l'approccio di Strinati, che già nei giorni scorsi aveva invocato un forum di specialisti, prendendo evidentemente in considerazione l'ipotesi come possibile. Nessuno fino a oggi aveva mai messo in discussione l'autenticità del dipinto, eppure a dal 1642 che si sa dell'esistenza di una seconda Visione. Ed è cronaca che la vera storia del quadro è custodita in un saggio, riletto in controluce da Gianfianco Fiaccadori dell'università di Milano e già discusso all'Accademia di Raffaello a Urbino e che le sessanta pagine delle studio di De Feo stanno per trovare il sigillo dell'Accademia dei Lincei, dove saranno presentate nella prossima seduta da uno dei nomi più prestigiosi del mondo accademico: Salvatore Settis, ex direttore della Normale di Pisa e del Getty Research Institute di Los Angeles. Strinati dice che è una forzatura dire che il Raffaello studiato da De Feo, in una collezione privata ferrarese, è vero, mentre quello a Palazzo Pitti è un falso, ma suggerisce: «Il quadro presente a Palazzo Pitti è quello citato dal Vasari». La sottigliezza dell'esperto è notevole e va nella direzione dell'apertura al confronto. De Feo e Strinati fanno poi di più e mettono i due quadri a confronto: l'uno più morbido, l'altro più robusto nei tratti, per concludere in accordo, che «entrambi sono usciti dalla Factory di Raffaello, che da buon artigiano lasciava i suoi artisti di bottega liberi di formulare opere di cui dava indicazioni». Il dibattito è aperto. Se il Raffaello al Pitti non è l'originale ma una copia postuma, ce lo diranno gli esperti. «L'originale vale quasi quanto un Koons sul mercato», avverte Strinati e sotto ci sono interessi milionari, che mettono in gioco carriere. La questione, peraltro, è molto complessa. Lo dimostra che il fatto che, nel frattempo, è spuntata, da una collezione privata romana, una terza Visione di Ezechiele, attualmente esposto a Illegio alla mostra Aldillà. L'ultimo mistero. Presentata come riproduzione dell'originale raffaellesco, ma non si mai... E la parola torna agli specialisti.
La visione di Ezechiele. Strinati riapre il caso: dubbi sulla tela al Pitti
Riassunto in 200 parole:
L'artista Raffaello Sanzio è stato oggetto di una polemica sulla veridicità di un quadro celebre, "La visione di Ezechiele", esposto a Palazzo Pitti a Firenze. Il critico d'arte Vittorio Sgarbi ha bollato la tesi del critico d'arte Roberto De Feo, che sostiene che il quadro sia una copia postuma, come burla. Tuttavia, De Feo e lo studioso Claudio Strinati, dirigente del ministero dei Beni Culturali, hanno presentato le loro tesi in una trasmissione di Artenews su Raitre. Strinati ha suggerito che il quadro a Palazzo Pitti potrebbe essere l'originale, mentre De Feo sostiene che sia una copia.
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