Biennale, domani l'anteprima Nella rassegna d'arti visive match tra le ILLUMInazioli della curatrice svizzera e il padigione dell'italiano "Se sei dentro un fiume puoi comportarti in due modi. O risali la corrente e a ogni affluente che incontri ti assumi la responsabilità e la fatica di scegliere cosa fare. O segui la corrente: così non devi scegliere». Sono parole di un'intervista ad Alighiero Boetti, proposta sabato nella maratona torinese dedicata al grande e visionario artista scomparso nel 1994. Sembrano fatte apposta per spiegare la differenza tra le due mostre clou della Biennale che si apre (domani per gli addetti ai lavori, sabato per il pubblico) a Venezia e mette a confronto in una sorta di ballottaggio la svizzera Bice Curiger e Vittorio Sgarbi. La Curiger firma «ILLUMlnazioni», la mostra ufficiale della Biennale, che si snoderà con i suoi 83 artisti tra i Giardini e l'Arsenale. Vittorio Sgarbi è il curatore del Padiglione Italia, dove sotto il titolo «L'arte non è Cosa Nostra», ha messo in piedi un'oceanica kermesse con oltre 200 artisti italiani. La Curiger è considerata in qualche modo l'erede di Harald Szeemann, il critico svizzero le cui Biennali (l'ultima nel 2001) sono ancora negli occhi - per le sorprese, lo spessore e gli spiazzamenti - degli appassionati d'arte contemporanea. È un'eredità pesante, cui la Curiger ha risposto puntando sulla capacità dell'arte da un lato di «illuminare» e dall'altro di esprimere quel tanto di utopico che ancora si può celare nel concetto di nazione. Come questo si può realizzare lo si vedrà, ma si sa che la Curiger, spiazzando molti, ha deciso di partire da Tintoretto, portando ai Giardini Il trafugamento del corpo di san Marco, L'ultima cena («Un'opera rivoluzionaria perché cambia la prospettiva frontale cui Leonardo ci aveva abituati» ha spiegato di recente) e la Creazione degli animali. Una sorta di testimone con le Biennali di Szeemann è rappresentata dall'artista tedesca Katharina Fritsch, i cui «toponi» neri accoglievano all'ingresso della Biennale del 1999. La Curiger ha invece scelto dei coloratissimi santi e teschi, collocati alla fine del percorso. Tra gli artisti capaci di «illuminare», la Curiger ha messo Ghirri, l'uomo che con il suo modo di guardare ha cambiato la fotografia non solo italiana. Non manca il suo prediletto Simon Polke, da poco scomparso. Ci sono artisti di generazioni diverse, da una grande vecchia come la Sturtevant (cui è stato assegnato il Leone d'oro alla carriera in tandem con Franz West), maestra del citazionismo spinto all'estremo (rifà le opere di Duchamp), al giovanissimo lituano Gintaras Didziapetris, che ha solo 26 anni. Ci sono habitué come Pipilotti Rist, Fishli e Weiss, e new entry come il collettivo austriaco Gelitin. Tra gli italiani un omaggio a Gianni Colombo, poi Cattelan, la Benassi, la Bonvicini, Luca Francesconi, Meris Angioletti, Giulia Piscitelli. Da quando è stata nominata alla Biennale, nel maggio 2010, la Curiger ha girato il mondo per scegliere, assumendosene la responsabilità, artisti e opere che meglio potessero declinare il tema che lei stessa aveva individuato. Da quando è stato nominato al Padiglione Italia, dal ministro Bondi, nel gennaio 2010, Vittorio Sgarbi ha fatto invece di tutto (il sovrintendente a Venezia e il sindaco di Salemi), riuscendo anche ad annunciare due volte le dimissioni dalla Biennale. Appena certo dell'incarico aveva stupito tutti dicendo che avrebbe esposto solo il Cristo morto del Mantegna accanto alla foto di Che Guevaia all'obitorio. Una provocazione intelligente e fuori da ogni logica di mercato (il passaggio alla Biennale di un artista ne aumenta le quotazioni). Poi la «gioia di un gran disegno» sembra avergli preso la mano, e alla fine ha concepito una elefantiaca esposizione, che ha nella Laguna solo la punta dell'iceberg con 440 artisti (Padiglione Italia e giovani delle Accademie di Belle Arti). Altri 1600 si vedranno nella mostre regionali. Se l'idea della mappatura territoriale in occasione di Italia 150 è felice, a lasciare perplessi è il metodo della selezione degli artisti per il Padiglione Italia. Invece di assumersi la responsabilità propria di ogni curatore, Sgarbi ha demandato la scelta a intellettuali «di chiara fama». Il risultato è che vedremo a Venezia non gli esponenti più significativi di un certo tipo di ricerca, ma ciò che piace a questo o quell'intellettuale. Alcuni artisti (tra gli altri Pintaldi, Grassino, Vitone, Canevari) hanno visto in questo metodo l'espressione del disprezzo di Sgarbi verso l'arte contemporanea, così sono fioccate le rinunce, giustificate in molti casi anche dall'approssimazione organizzativa: Che peraltro sembra colpire anche chi non ha rinunciato: alcuni mesi fa a Franco Fontana, uno dei maggiori fotografi italiani, furono chieste delle opere via email, poi nessuno si è fatto vivo. Tra gli artisti che dovrebbero esserci, Cattelan, la Beecroft, Pistoletto, Perilli, Gaetano Pesce (un'Italia crocifissa molto attuale, anche se ricorda Fabro), Davide Coltro (gli schermi tricolori all'ingresso del padiglione). Il bello della vicenda è che se il Padiglione Italia dovesse fare flop, Sgarbi potrà sostenere che la responsabilità non è sua ma degli intellettuali che hanno scelto gli artisti. Peraltro anche il ministro Galan, da cui dipende il Padiglione Italia, potrà dire di non avere responsabilità, essendo la nomina di Sgarbi dovuta al precedente ministro Bondi. Insomma a Venezia il ballottaggio rischia di essere, non tra due diverse idee dell'arte, ma tra una svizzera responsabile e un'Italia «irresponsabile». Chissà cosa ne direbbe Alighiero Boetti.
La Stampa
30 Maggio 2011
✓ Entità verificate
Biennale. Curiger-Sgarbi duello a Venezia
RO
Rocco Moliterni
La Stampa
La Biennale d'arte contemporanea si apre a Venezia domani con due mostre clou: "Illuminazioni" curata da Bice Curiger e "L'arte non è Cosa Nostra" curata da Vittorio Sgarbi. La Curiger ha scelto 83 artisti per la sua mostra, tra cui Ghirri e Simon Polke, mentre Sgarbi ha messo in piedi un'oceanica kermesse con oltre 200 artisti italiani. La Curiger è considerata l'erede di Harald Szeemann, un critico svizzero le cui Biennali sono ancora negli occhi degli appassionati d'arte contemporanea.
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