UNA proposta concreta per salvare la memoria di Pian D'Albero, nel Valdarno, teatro della battaglia del 20 giugno 1944 in cui i nazisti massacrarono venti partigiani e fecero prigionieri, per impiccarli, 19 civili, fra i quali il quattordicenne Aronne Cavicchi. IERI l'eccidio è stato commemorato in piazza Elia Dalla Costa alla presenza, fra gli altri, del governatore Enrico Rossi. In serata è stata poi scoperta, in via Erbosa, una lapide per Marino Sgherri "Moro", vicecomandante della brigata Sinigaglia e medaglia d'argento al valor militare, scomparso due anni fa. Quella di Pian d'Albero è una lunga storia. Da anni (se ne parla dal 1983) l'Anpi si batte per fare del cascinale dei Cavicchi, luogo della strage, un parco della memoria. Un percorso irto di ostacoli: i costi per rifare la strada di accesso, ma soprattutto il fatto che l'area è privata, e che i proprietari avrebbero su di essa progetti diversi. Oggi, a un anno da un accorato appello firmato da 19 ex partigiani, qualcosa si è finalmente mosso. L'idea è venuta al capogruppo del Pd a Palazzo Vecchio Francesco Bonifazi, ispirato da un caso analogo a Trieste: creare un vincolo giuridico che, pur mantenendo inalterata la proprietà dell'area, ne salvaguardi l'accesso ai cittadini e vi vieti speculazioni edilizie. A renderlo possibile è un decreto legislativo, il 42 del 2004, che prevede la trasformazione in beni culturali delle «cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia». Se Pian d'Albero diventerà un bene culturale, dovrà deciderlo la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici. A cui è stata inviata un'istanza ufficiale, con una scheda dell'Istituto Storico della Resistenza, firmata dai presidenti di Regione e Provincia, i sindaci di Firenze e Figline, il presidente dell'Anpi Silvano Sarti e lo stesso Bonifazi. Le istituzioni, insomma, sono tutte d'accordo: «Se la Soprintendenza dirà sì - dice il capogruppo Pd - avremmo fatto una gran cosa e aperto un precedente per tutti gli altri immobili della memoria in Toscana e in Italia». «Un punto di partenza fondamentale - commenta Alberto Alidori dell'Anpi - per crearea Pian d'Albero un museoa cielo aperto per i giovani».