C'È chi protesta, chi mugugna e chi applaude. Il terremoto scatenato dal neo assessore alla Cultura Alberto Ronchi, che parla di un sistema culturale «anarchico e confuso», scuote gli operatori del settore, dall'Istituzione Biblioteche, alla Cineteca, al Teatro Comunale, ai Musei, in fila a chiedere «presto un incontro con l'assessore». La "scossa" arriva fino a Parma, dove si arrabbia il Sovrintendente del Teatro Regio Mauro Meli, accusato da Ronchi di avere ricevuto un finanziamento dal governo per il Festival Verdi solo perché in quella città c'è una giunta di centrodestra. Ma la "rivoluzione Ronchi" fa tremare qualcuno anche sotto le Torri. Prima di tutto il presidente dell'Istituzione Biblioteche Gian Mario Anselmi che definisce «gravissima» l'affermazione dell'assessore sull'inutilità di avere altre biblioteche più piccole nei dintorni di Sala Borsa. «Sarebbe banale, Ronchi, se pensasse di risolvere così il problema. Tra l'altro, per tenere aperta di più Sala Borsa servono almeno 300400mila euro». Tace (per ora) il presidente della Fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco, che con i suoi palazzi storici del Genus Bononiae ha fatto una operazione «straordinaria», ma, secondo Ronchi, senza il necessario coordinamento con i musei cittadini. «È vero che manca un coordinamento» osserva il presidente dell'Istituzione Musei Eugenio Riccomini: «Servirebbe uno statuto nero su bianco che stabilisca bene chi fa cosa». Incontrerà Ronchi questa mattina anche il direttore della Cineteca Gianluca Farinelli, che sottoscrive le parole dell'assessore «sull'incapacità di Bologna di valorizzare le tante cose che possiede». Un aspetto, questo, condiviso anche da Massimo Simonini, del Festival Angelica: «Serve una diversa distribuzione delle risorse, un indirizzo culturale». Così come tende la mano alla nuova giunta il Sovrintendente del Teatro comunale Francesco Ernani, disponibile a discutere con Ronchi per aprire una vertenza col governo sul taglio dei fondi agli enti lirici: «Il Teatro ha bisogno di una guida». Proprio su questo punto arriva però l'attacco di Meli, Sovrintendente del Teatro Regio di Parma, che ha ottenuto i fondi per il Festival Verdi: «Ronchi fa outing e dopo aver traslocato dal vecchio ufficio in Regione perde ogni freno. È evidente che le ricadute economiche e culturali del Festival Verdi gli danno fastidio perché a Parma c'è una giunta di destra. Ecco perché da assessore regionale ha evitato di destinarci un solo euro».