Napoli I CANDIDATI alla carica di sindaco hanno parlato poco della questione urbanistica, risolvendo le risposte ai vari quesiti posti con atteggiamenti o di piena conferma della situazione e strumentazione esistente (de Magistris) o di prese di distanza a favore di varianti (Lettieri). Nessuno è veramente entrato nel merito della questione. Per una città come Napoli, che allo scenario del golfo ed al fascino di poche zone urbane contrappone un ammasso caotico di costruzioni senza infrastrutture e servizi ed una vasta periferia ampiamente disastrata, c' è di che preoccuparsi. Veniamo da una lunga stagione che registra il fallimento completo delle scelte e delle strumentazioni che sono state di volta in volta adottate e sostenute con l' ostinazione, la presunzione e l' arroganza di chi rifiuta ogni confronto, ogni critica, ogni contributo. Il rischio è che, pur cambiando il quadro politico-amministrativo, si insista a permanere negli equivoci e nella situazione di stallo che ha paralizzato la città, facendola regredire ulteriormente. Si spera che la nuova consiliatura inauguri un modo veramente nuovo di fare urbanistica, in linea con gli indirizzi della legge regionale numero 162004 "Norme per il governo del territorio", redigendo ed approvando il Piano urbanistico comunale. Cosa che si può fare in tempi rapidi, se il nuovo strumento si limita a fissare gli indirizzi ed a stabilire i criteri urbanistici strategici per l' assetto strutturale e le aree di trasformazione. Nel frattempo si può operare nelle maglie degli strumenti vigenti, anche con varianti che siano tuttavia compatibili e congruenti con gli indirizzi del nuovo strumento. Ma ciò che appare più importante, è che si prenda atto di alcune, improrogabili esigenze: in primis,è necessario superare finalmente ogni visione ideologicae quindi deformante dei fenomeni spaziali e territoriali, al pari di ogni concezione ingenuoeconomicistica ed associazionistica del fare urbanistica. E poi: il destino urbanistico di Napoli è indissolubilmente legato alle strategie territoriali dell' intera area metropolitana, per cui è necessario operare in questa direzione e quindi nella piena consapevolezza delle implicazioni che ne discendono. Occorre recepire gli spunti più avanzati e progressivi della moderna cultura ambientale, che ha posto con insistenza l' esigenza di uno sviluppo urbano sostenibile, in grado di offrire servizi ed opportunità di basea tuttii componenti della comunità e nel rispetto totale dell' edificatoe dei sistemi naturali.È assolutamente indispensabile superare i criteri consolidati ma inaccettabili che vedono la città come una sommatoria di funzioni e di volumi, per accedere ad una nuova concezione del rapporto fra l' uomo e l' ambiente in cui vive. Con il rischio di banalizzare, mi sia consentire tirare in ballo la citatissima e tanto incompresa notazione di un famoso saggio di Heidegger, laddove il pensatore tedesco spiega che per risiedere non si tratta di case, ma dell' abitare, ovvero dello stare nel mondo in quel preciso luogo. Ecco, mi piacerebbe che il prossimo sindaco, chiunque sia, si ponga il problema di come ogni famiglia napoletana sta nel mondo, in ogni e preciso punto della città. Perché l' abitare non è solo una questione di spazio e di mattoni (o cemento armato), ma anche e soprattutto una questione di vivere nel mondo, con la disponibilità di tutto ciò che aiuta alla integrazione nella comunità e nell' ambiente. Il che potrebbe essere soprattutto una lezione per noi progettisti, che troppo spesso dimentichiamo che a vivere in 45 o 90o 120 metri quadri, sono un padre ed una madre, con i loro figli e congiunti. Che vivono a Napoli, con le esigenze e le aspettative di un popolo che non chiede soltanto superfici e volumi, ma un ambiente globale di alta qualità anche estetica, in cui case, strade, piazze, giardini, servizie mare sono una realtà inscindibile. Ed è tutto qui, se vi pare poco.