MERCOLEDÌ 1 giugno, san Giustino martire, rischia di essere una data-chiave per il futuro della città. Alle ore 13 in punto tredici persone - e le battute scaramantiche si sprecheranno - entreranno nella nuova sede del Partito Democratico, in piazza della Vittoria, e prenderanno posto nel (momentaneamente) disadorno ufficio del segretario Victor Rasetto: l' enorme fotografia di piazza De Ferrari stracolma di gente in lotta - che prendeva tutta la parete e che ricordava a tutti, sempre, quanto è egemone in città la sinistra - non c' è più. È stata infatti prestata (momentaneamente) alla mostra sul Pci, in corso al Ducale. Poche ore prima (o dopo: dipende dai postini) sulle scrivanie di Rasetto e di Lorenzo Basso - ma potrebbero esserci altre due copie: una al presidente del partito, Stefano Villa, e l' altra alla segreteria, coordinata da Simone Mazzucca - atterrerà una busta bianca, col marchio del sindaco di Genova. TRE o quattro cartelle (dipende dal corpo che il sindaco sceglierà di dare) che rappresentano l' esplicita richiesta di un giudizio da parte del sindaco al proprio partito: in sette (o otto) punti la Vincenzi sintetizzerà questi quattro anni di lavoro e chiederà ai vertici del Pd cosa ne pensino. Entro un mese, e comunque prima dell' estate, il sindaco vuol sapere dal proprio partito se condivide le scelte effettuate sulla Gronda (dibattito pubblico), taglio del deficit (meno cento milioni di euro, rispetto al buco ereditato), Puc e urbanistica ("sessanta ettari sottratti alla speculazione edilizia"), politica sui bambini (seicento posti in più negli asili nido), Iride a maggioranza pubblica, investimenti nonostante i tagli romani (venti milioni di euro sulle strade più altri dieci quest' anno), raccolta differenziata ("passata dal 12 al 33 per cento"), più un paio di altri argomenti. «Se siamo d' accordo - scriverà sostanzialmente la Vincenzi - possiamo continuare il percorso assieme», altrimenti ognuno per la propria strada. E proprio "altrimenti" è la parola chiave. Nonè un mistero per nessuno che la Vincenzi sia in rotta di collisione con settori del partito (ma vale anche, e di più, viceversa: che settori del partito siano in rotta di collisione con la Vincenzi) e che lei accarezzi l' idea di tentare il bis indipendentemente dai partiti. «Magari poi non vince - sintetizza un Vecchio Saggio del filone Pci-PdsDs-Pd - ma certo ci fa perdere». Così, mentre in giro per il Paese è tutta una gara tra chi vince meglio a sinistra, a Genova si può creare il paradosso di una sinistra divisa che consegna la città ad una destra assolutamente inesistente, totalmente assente anche per quanto concerne la capacità di fare opposizione, incapace persino di esprimere uno straccio di candidatura. E dato che nessuno è cretino, si arriva al vertice dei tredici alle tredici. Perché tredici? Due sono i padroni di casa del Pd (Lorenzo Basso e Victor Rasetto), due i segretari Udc (Monteleone e Boitano), due quelli di Di Pietro (Paladinie De Simone), due quelli di Sel (Stefano Quaranta e Valerio Barbini), due i Verdi (Cristina Morelli, unica donna dell' allegra brigata e Gianfranco Porcile). E siamo a dieci. Infine il segretario di Rifondazione Paolo Scarabelli, quello del Pdci Carlo Senesi e il segretario regionale della Federazione delle sinistre che raccoglie i due partiti, cioè l' ex deputato spezzino Sergio Olivieri. E fanno tredici. Sostiene Victor Rasetto, il padrone di casa: «Proviamo a spostare il discorso dai troppi personalismi ai contenuti. Vogliamo capire dentro quali confini ci muoviamo, chi vuole essere nostro alleato e su quale programma». In sostanza Udc e Rifondazione - che oggi sono fuori dalla maggioranza che sostiene la Vincenzi ma dentro quella che sostiene Repetto in Provincia, Burlando in Regione e Berruti a Savona - sono disponibili a disegnare un percorso assieme a tutti gli altri? «Proviamo a uscire dalla politica osservata malamente dal buco della serratura per parlare di contenuti - ribadisce il segretario regionale del Pd Lorenzo Basso - Parliamo di cose concrete, di progetti di città, di futuro. Chi ci sta? Per far cosa? A quel punto la scelta dei nostri candidati sarà molto più facile». Anche perché "a quel punto" il quadro sarà molto più chiaro. Per due semplici fattori. Il primo si chiama "elezioni anticipate". Finora si è sempre parlato di Genova 2012 come del più importante appuntamento politico del prossimo anno. Ma se il governo cadesse? Se la maggioranza andasse in frantumi prima? C' è la seria eventualità che ad autunno di quest' anno si vada a votare per le politiche, il che significa nuovo governo, Pd in maggioranza e quindi la possibilità concreta che si aprano "spazi" (tradotto: la ventilata ipotesi di un ruolo nazionale per la Vincenzi). Le comunali il prossimo anno, quindi, si giocherebbero con uno scenario completamente diverso. Il secondo fattore si chiama "sondaggio romano". Secondo quanto risulta a Repubblica - e, ancora una volta, è l' esatto opposto di quanto sostengono altri mezzi d' informazione - il Pd nazionale commissionerà ad un importante studio di ricerche un sondaggio "molto vasto". Ma, lo capiscono anche i bambini, il sondaggio non può essere effettuato ora, per evitare che il risultato sia influenzato dai ballottaggi odierni. Bisognerà aspettare altre tre settimane, quella giusta va dal 13 al 20 giugno: millecinquecento (forse duemila) genovesi diranno se rivoterebbero, o meno, la Vincenzi.