UMAGO È lungo la metà del Molo Audace, largo dodici metri, e assieme ai resti di edifici sulla terraferma è quanto rimane del porto romano di Salvore. Attivo dal primo secolo a.C. fino almeno al VI secolo d.C., il grande molo sommerso lungo 150 metri è stato scavato e rilevato svelando i suoi segreti agli archeologi subacquei nell'ambito del progetto "Storie dal mare", attuato dal Dipartimento di storia e cultura dall'antichità al mondo contemporaneo (Discam) dell'Università di Trieste in collaborazione con Soprintendenza e Regione Fvg. Grazie a un'«eccellente collaborazione», com'è stata definita, le squadre guidate dall'archeologa Rita Auriemma con Dario Gaddi, Cristiano Alfonso, Alessandra Dell'Anna e Milena Liberti, assieme agli archeologi croati Biljana Bosic e Branka Milo evic del Museo civico di Umago e Ida Koncani del Museo archeologico dell'Istria a Pola, sono state in grado di realizzare non solo una mappa tridimensionale del fondo marino con i suoi resti (utilizzando un ecoscandaglio multibeam), ma hanno ridisegnato una porzione di costa così com'era prima che la inghiottisse il mare. Un lavoro geoarcheologico il cui scopo - ha sottolineato Rita Auriemma che ieri ha presentato i risultati della cerca nel corso di una conferenza stampa alla presenza del sindaco di Umago Villi Bassanese e del direttore dell'Autorità portuale di Umago-Cittanova Sergio Sojnic - «è ricostruire il paesaggio costiero dell'alto Adriatico, le trasformazioni che lo hanno interessato e le forme di insediamento succedute nel corso dei secoli». Forme che, a cominciare proprio dal molo sommerso di Salvore, parlano già di «una comune identità da Pola a Trieste». Prossima tappa del progetto di geoarcheologia, la Laguna di Marano, dove già l'anno scorso sono iniziati gli scavi a mare.
Istria. Salvore svela il porto romano sommerso
Il molo sommerso di Salvore, lungo 150 metri, è stato scavato e rilevato dagli archeologi subacquei nel corso del progetto "Storie dal mare". Grazie a una collaborazione eccellente, le squadre guidate dall'archeologa Rita Auriemma hanno realizzato una mappa tridimensionale del fondo marino con i suoi resti e hanno ridisegnato una porzione di costa come era prima che il mare la inghiottisse. Il lavoro geoarcheologico ha lo scopo di ricostruire il paesaggio costiero dell'alto Adriatico, le trasformazioni che lo hanno interessato e le forme di insediamento succedute nel corso dei secoli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo