In un libro le storture degli appalti e le amarezze personali dopo i tre anni passati a Firenze e il commissariamento L'ex soprintendente Grifoni: «Perplessità sulle nomine di tecnici non preparati» Sisifo è un personaggio della mitologia greca. Si dice sia stato il fondatore e il primo re di Corinto. In tutte le vicende che lo riguardano appare come il più scaltro dei mortali e il meno scrupoloso. Mille storie e mille astuzie che però alla fine non sono sfuggite al castigo divino. Alla tortura. Sisifo è stato condannato a spingere un pesantissimo masso su per un'altura. E ogni volta che arrivava in cima il masso, magicamente, rotolava giù. Travolgendolo e costringendolo a ripetere lo stesso compito daccapo, per l'eternità. Un lavoro inutile e senza fine. L'ex soprintendente Paola Grifoni ha rispolverato il mito del primo re di Corinto per descrivere in due parole la sua esperienza con la gara d'appalto, i lavori, i contenziosi dei Nuovi Uffizi tra il 2006 e il 2009 coordinò l'ufficio della direzione di cantiere cui è seguito il trasferimento a Bologna e il commissariamento della grande opera. «Una sorta di tortura di Sisifo», scrive Grifoni nella prefazione del bellissimo libro edito da Sillabe, La fabbrica degli Uffizi (sarà presentato lunedì) di un suo storico collaboratore, l'architetto Giorgio Pappagallo che fino al novembre del 2009 fu il direttore dei lavori dei Nuovi Uffizi. Una pubblicazione in cui si parla delle tecniche di costruzione di un tempo (antecedenti anche alla fabbrica vasariana). In cui tornano alla luce documenti di grande interesse (perfino la controversia legale del luglio 1496 tra Niccolò Machiavelli e gli eredi di Berto di Simone Berti per un credito di 170 fiorini d'oro), reperti archeologici ceramiche, sepolture, resti umani rivenuti durante gli scavi per i Nuovi Uffizi. Nel libro di Pappagallo, Grifoni dice quello che finora non aveva mai detto. Racconta cosa è successo nei «suoi» anni. Critica la logica delle gare al ribasso quella dei Nuovi Uffizi fu aggiudicata con il 44, quasi un record di cui la galleria, scrive «fu un caso esemplare». E lo fa partendo da lontano. Dal 1693, da una lettera che l'architetto Sébastien Le Prestre scrisse a «sua eccellenza Ministro della Guerra». Perché già allora, nella Francia del '600, c'era il vizio delle gare low cost e dei lavori interminabili. O che non terminano proprio (sui Nuovi Uffizi è bene ricordare che pesa ancora il punto interrogativo dei finanziamenti del secondo lotto). «Abbiamo opere che si trascinano da anni scriveva Le Prestre questo succede sua eccellenza per la confusione causata dai frequenti ribassi poiché va certo che tutte le rotture di contratti, i mancamenti di parola ed il ripetersi degli appalti ad altro non servono che ad attirare, quali impresari, tutti i miserabili che non sanno dove batter del capo ed i bricconi e gli ignoranti, facendo al tempo medesimo fuggire da voi quanti hanno i mezzi e le capacità». Grifoni non l'ha mai voluto riconoscere. Ma il commissariamento stabilito con una ordinanza di Protezione Civile che fece sbarcare a Firenze qualche esponente della tristemente famosa cricca (Mauro Della Giovampaola, Riccardo Micciché) fu solo l'esito finale della corsa sui lavori dei Nuovi Uffizi, sulle grandi opere. Lei dava fastidio. Aveva risolto contenziosi e si dice che venisse vista da Roma come una di quei funzionari fiorentini che dissentivano con il progetto e rallentavano tutto. «Quanti hanno avuto responsabilità di operare a vario titolo, nella tutela del patrimonio sanno che il controllo di qualità sugli interventi di restauro e recupero esigono insieme a competenze e professionalità specialistiche scrive Grifoni anche la capacità (sarebbe sufficiente la buona volontà) di adottare criteri di appalto e selezione delle imprese congruenti con la finalità dell'opera». Cosa che succede, dice l'ex soprintendente, nei piccoli appalti dove la torta degli interessi è ridotta non in quelli grandi come «i Nuovi Uffizi» dove si è riproposta la tortura di Sisifo e «dove la logica inesorabile del mercato economico torna continuamente (come il masso, ndr) a insidiare e compromettere l'impegno più alto e la dedizione più sincera». Grifoni descrive i suoi tre anni alla direzione del cantiere. Le lotte «senza clamori» e «superando talvolta non comuni resistenze» per «garantire il rispetto dei patti contrattuali ed evitare che le scelte non sufficientemente ponderate dell'appaltatore in sede di gara (il Ministero, ndr) potessero avere ripercussioni sulla tutela dei lavoratori e del complesso monumentale». Non entra nel merito del commissariamento, «ma ha suscitato forte perplessità la scelta di tecnici non sufficientemente preparati» per affrontare «un monumento eccezionale come gli Uffizi». Grifoni e Pappagallo furono silurati, nel primo caso. Dimissionati nel secondo. «La cronaca del commissariamento e del suo sconcertante esito è fin troppo nota. Restano domande insoddisfatte scrive la funzionaria e il rammarico di una esperienza interrotta».
Corriere della Sera
28 Maggio 2011
Nuovi Uffizi, che tortura quei cantieri
AL
Alessio Gaggioli
Corriere della Sera
L'ex soprintendente Paola Grifoni descrive la sua esperienza con la gara d'appalto dei Nuovi Uffizi tra il 2006 e il 2009 in un libro di Giorgio Pappagallo. Grifoni racconta di come la gara sia stata vinta con il 44% e di come la logica delle gare al ribasso abbia portato a una tortura di Sisifo, con lavori interminabili e finanziamenti incerti. Grifoni critica la scelta di tecnici non preparati e il commissariamento stabilito con un'ordinanza di Protezione Civile, che ha portato a una corsa sui lavori e alla silurazione di Grifoni e Pappagallo.
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