Ogni tanto ritornano. Nel '97 l'Umbria e le Marche, oggi la pianura padana, zona non avvezza al sisma. Eppure, malgrado l'entità della scossa non sia stata grande, a Salò mia vecchia torre è crollata e altre vetuste strutture hanno subito danni. Questo ripropone il problema. Gli edifici storici sono quelli che coirono i liscili maggiori, in caso di terremoto: c'è mododi difenderli? «Sì - esclama risoluto Duilio Debenedetti, docente al Politecnico di Milano - solo che lo si vòglia e che ci si muova in tempo». Poiché gran parte dei beni culturali italiani sono o si trovano in edifici storicii sarebbe forse saggio cominciare a prendere misure preventive. Debenedetti su incarico e con i finanziamenti della Regione Umbria dopo il terremoto del '97 ha compiuto una serie di studi e sperimentazioni che lo hanno portato a sviluppare alcuni sistemi applicabili alle strutture esistenti per renderle capaci di resistere al sisma. Questi sistemi sono in procinto di passare dalla sperimentazione di laboratorio all'applicazione pratica in alcuni edifici storici di Spoleto. I dispositivi studiati daBenedetti hanno un effetto simile a quello delle scocche delle automobili, che si possono deformare nelle parti estreme per assorbire la forza d'urto e salvare la cellula dell'abitacolo, Essi permettono che l'energia del sisma sia dissipata in modo tale da ridurre la spinta sulle strutture portanti. Come? Sono tre i sistemi, e tutti si fondano sul piombo, materiale che è capace di deformarsi senza rompersi, assorbendo energia. Una proprietà nota sin dall'antichità. «Si pensi - dice Benedetti - che i rocchi sovrapposti delle colonne dei templi greci avevano un foro al centro, dove era collocata un'anima di piombo: per dissipare l'energia sismica». Sono tre sistemi: un piccolo telaio articolato chiamato «ragno» per la sua forma (si tratta di un quadrilatero con diagonali, di circa 35 centimetri di Iato, in alluminio e cerniere dissipative in piombo che si ancora, con bracci di circa un metro di lunghezza, alle pareti); una rete in piombo che si colloca attorno ai muri sotto uno strato di intonaco; serramenti in acciaio (anch'essi con cerniere in piombo agli angoli) che si pongono a cornice delle finestre. La rete in piombo assorbe ("dissipa" per essere precisi) le spinte esercitata sulla struttura dal terremota Con le prove realizzate in laboratorio sulla tavola vibrante si è visto che in coincidenza con le fessurazioni causate ai muri dall'energia «sismica»,la rete di piombo si è inarcata. Un po' come quando una palla da biliardo ne colpisce un'altra, e mentre la seconda si muove la prima si ferma, la deformazione della rete ha evitato alla struttura di «rompersi». Il «ragno» e i serramenti in parte, grazie alle incernierature in piombo, dissipano l'energia sismica, in parte ne trasferiscono gli effetti sugli elementi orizzontali dell'edificio, quali i muri perimetrali. Le prove sulla tavola vibrante hanno dimostrato che gli edifici protetti con questi sistemi hanno la capacità di sopravvivere a scosse di intensità molto maggiore a quelle che abbatterebbero un edificio in muratura non protetto.
E col piombo si proteggono i beni culturali
Il terremoto del '97 ha colpito l'Umbria e le Marche, causando danni a edifici storici. Il docente Duilio Debenedetti ha sviluppato sistemi per difenderli dai terremoti. I sistemi sono basati sul piombo, che può deformarsi senza rompersi, assorbendo energia. Ci sono tre sistemi: un telaio articolato, una rete in piombo, e serramenti in acciaio con cerniere in piombo. Le prove in laboratorio hanno dimostrato che questi sistemi possono aiutare gli edifici storici a sopravvivere a scosse di intensità maggiore. I sistemi sono pronti per essere applicati in edifici storici di Spoleto.
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