La rivelazione dell'avvocato Bracci: "Coperte scena e orchestra, Fano finirà su tutti i giornali del mondo" Fano Un condominio previsto in piena area archeologica, che con la sua estremità grava sopra l'intera scena e su parte dell'orchestra del teatro romano, ovvero il cuore dell'edificio storico riservato agli attori e al coro. Il progetto della società La Filanda prevede il recupero all'aperto, sotto una leggera copertura, solo della cavea, cioè dei gradoni per il pubblico, mentre le parti in cui si animava lo spettacolo resterebbero sotto gli alloggi e la piazzetta pubblica. La scoperta l'ha fatta l'avvocato Luciano Filippo Bracci, presidente marchigiano dell'associazione Dimore storiche. Una scoperta documentale, in realtà abbastanza semplice perché è stata ottenuta sovrapponendo la planimetria del teatro romano - ricavata dalla Soprintendenza per i beni archeologici attraverso i sondaggi e gli scavi già eseguiti - al progetto preliminare dell'architetto Amadei che mercoledì il sindaco Aguzzi ha illustrato agli esponenti della cultura locale. L'avvocato Bracci è tra coloro che meglio conoscono il teatro romano, affiorato all'inizio del decennio scorso nel cantiere dell'ex Icomas, in via De Amicis. E non solo perché è un appassionato del patrimonio storico di Fano, che conosce a partire dai palazzi in cui è cresciuto o che recano il nome della sua famiglia (una delle principali dinastie nobiliari di Fano), ma soprattutto perché cinque anni fa questa amministrazione comunale lo incaricò di concludere proprio con la società La Filanda la permuta dell'area di via De Amicis con una zona edificabile a Bellocchi. Un progetto abortito dopo che una commissione ad hoc aveva quantificato in 120 nuovi alloggi il controvalore dell'area del centro che sarebbe passata al Comune con il suo prezioso tesoro archeologico ritenuto di primario valore nelle Marche. "In questo modo Fano finirà su tutti i giornali del mondo - afferma severo, guardando la planimetria dell'area di via Amicis su cui è disegnato l'edificio storico in tutte le sue parti - perché in nessun luogo del mondo si costruisce più su un teatro romano. Sarà restaurata a cielo aperto solo la cavea ma il resto del teatro, in particolare l'intera scena, rimarrà coperto dalle nuove costruzioni. Si tratterà di vedere quale musealizzazione verrà prevista, in ogni caso nell'eventualità di estendere la campagna di scavi agli attigui giardini della società di Montanari per portare alla luce il resto della cavea avremmo per sempre un condominio che entra con un dente nel teatro romano. E questo è inaccettabile". L'avvocato Bracci esprime un misto di sdegno e sgomento. "In questo modo si pregiudica per sempre la possibilità di creare un parco archeologico - sottolinea -. Sotto l'altra ala del fabbricato si è trovata una muratura di età augustea collegata con i reperti archeologici dell'ex Luigi Rossi e in posizione attigua ci sono le coeve strutture sotterranee del complesso di Sant'Agostino. Intorno al teatro romano non sappiamo cosa ci sia, occorre scavare. La soluzione migliore resta la permuta, accantonata probabilmente perché il mercato delle nuove costruzioni non tira più e forse perché a Bellocchi qualcuno non voleva quello sviluppo edilizio. Il progetto prevedeva un museo archeologico che avrebbe interagito con il parco, creando un allestimento di straordinario valore. In alternativa c'è l'esproprio, che avverrebbe a prezzi molto più bassi di quelli di mercato attingendo ai fondi europei per l'Italia che anche quest'anno sono tornati in Europa per mancanza di progetti. Credo e auspico che la Soprintendenza bocci questo progetto". Lorenzo Furlani,